E’ vero, gli uomini liberi, hanno uno sguardo diverso, parlano in modo diverso, guardano il potere in modo diverso. Ma com’è difficile essere liberi, avere il coraggio di dire ciò che si pensa, non farsi invischiare nelle “verminose spine del potere”, resistere alle sue torbide e fatue malie. Io uomini liberi ne ho conosciuti pochi. E nessuno di questi ha avuto la vita facile, perché niente ha un prezzo più alto della libertà. Un prezzo che si paga ogni giorno. Soprattutto a chi vorrebbe confiscarcela.
Se soccombi, avrai l’onore delle armi. Se vinci, a buon titolo riscuoterai i meritati allori. Io, ogni volta che il fato mi ha lanciato un guanto ostile, l’ho sempre raccolto con determinazione e con coraggio e sono partito all’attacco perché nulla più ci debilita e ci disarma della titubanza, del rinvio, in attesa di tempi migliori, che potrebbero venire ma potrebbero anche non venire. O venire troppo tardi, quando il riscatto sarebbe più gravoso e il suo prezzo più alto. Quante volte mi è capitato di trovarmi con le spalle al muro senza sapere perché, condannato a quella posizione da ciarlatani o farabutti che con l’inganno, la menzogna, la bassa insinuazione, la calunnia volevano screditarmi, distruggermi per prendere il mio posto, indossare i miei panni dopo avermi messo al bando e alla gogna. Ci hanno provato, illudendosi che mi sarei piegato, avrei gettato la spugna e deposto le armi, che mi sarei consegnato a loro, pronto a recitare il mea culpa. Gli è andata male. Non sapevano che io sono un combattente che si arrende solo quando è circondato e non ha più vie di scampo, quando l’alternativa a una dignitosa resa è una fine scontata e senza risurrezione. Le lotte mi hanno sempre reso migliore e più forte, ma mi hanno anche insegnato che dobbiamo contare solo, o soprattutto, su noi stessi. Gli altri, chi mi vuol bene (e pochi mi vogliono veramente bene) possono darmi una mano, ma solo una mano. La vittoria, alla fine, dipende esclusivamente da me. Perché i momenti più veri sono anche i più terribili? Perché niente mi viene dato per niente. Ed è giusto che sia così. Se non fossi caduto tante volte così in basso non sarei salito così in alto. E lo dico senza modestia perché non sono modesto. Mi conosco troppo bene per sopravvalutarmi, ma anche troppo bene per sottostimarmi. (Roberto Gervaso)
lunedì 4 maggio 2009
27/04/2009 Una distanza materiale non potrà mai separarci davvero dagli amici. Se anche solo desideri essere accanto a qualcuno che ami, ci sei già. "Richard Bach"
Buon compleanno! Intramontabile "Maestro" R82
Il protagonista di questo intenso saggio in forma di narrazione di Corrado Stajano si aggira sgomento per le strade di una città che vorrebbe amare, che nella sua storia è stata anche amabile, ma che nell'oggi sembra solo respingere: Milano. In questo peregrinare la realtà contemporanea dischiude il suo passato e Milano diventa il centro concreto e insieme emblematico di un cupo trascorrer di tempi. La città lucente di acque magnificata da Bonvesin da la Riva si trasforma nella "città degli untori" e dalla peste rimane contagiata per sempre; un susseguirsi ininterrotto di oscene violenze connota la storia di Milano fino a piazza Fontana e agli anni del terrorismo e dei servizi segreti infedeli. Alla violenza si accompagnano poi la decadenza della borghesia, parallela alla drammatica e quasi repentina fine della classe operaia, il tramonto del cattolicesimo democratico, che pure a Milano aveva radici profonde fin dagli anni del modernismo, e - nuova peste - la corruzione. Qui nasce il fascismo, qui gli ideali storici del socialismo si barattano per cupidigia, qui trovano terreno grasso il prevaricante populismo berlusconiano e l'assordante grettezza leghista. Allora la peste, nella sua realtà storica e nella sua valenza simbolica di morbo morale, che avvelena la vita delle persone e delle cose, diventa la chiave di lettura che attraverso stratificazioni storiche e metamorfosi di costume può cogliere una lunga durata di vergogna e sofferenza.
Al mio amico. Bisognerebbe saper ascoltare i propri timori, i propri limiti. Vero è che, a volte, ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi, ma, altre volte, ci aiutano a non sbagliare.
Nascondimi ti prego, in una canzone In un pensiero che non sia una prigione... Se mi sorprenderanno ancora a sognare Sarà la fine ed io non voglio morire!
L'amore platonico è un affetto sentimentale reale, travagliato, incerto, combattuto intimamente, nascosto e intriso di malinconia. Ad ogni sussulto ti travolge e il piacere che ne deriva cancella, in un'attimo, la fatica che occorre per dominare gli impulsi.
La muta notte che mi circonda supera le sbarre della tua prigione. Libero nel mondo è il tuo spirito adesso e mani negate ti sfiorano il corpo. Il vento è il nostro solo compagno. La notte ha lasciato le sue porte socchiuse e voliamo oltre i confini della terra dove i ribelli sono liberi dalle catene.
Vivo nella speranza di non perdere mai la tua amicizia e ti auguro che la felicità e la gioia acquisita ti aiutano a realizzare tutti i sogni della tua vita. Buon compleanno amico mio. Ricordami quando sei felice.
--> La nostra amicizia…..valica montagne impervie, attraversa mari in burrasca, sconfigge fantasmi del passato e provoca nel mio cuore un’emozione incontenibile che mi lascia senza respiro…… E' sempre pronta a rinascere, ogni volta più grande , più profonda, più bella. Nessuna sensazione è così viva e, in certi momenti, è più forte di me. E un amicizia così non può morire….. E' immortale! Ricordati che un amico sarà sempre felice per te se tu sarai felice…. L’invidia esiste soltanto nel cuore di quelle persone che non sanno accettare la tua felicità. (S.BAMBAREN)