"... Cammino lungo la riva della coscienza, dove le onde si muovono in un flusso e riflusso continuo. Quando arrivano, lasciano dietro di sè delle scritte che subito l'ondata successiva cancella. Cerco di leggerle in fretta, nel breve intervallo fra un'onda e l'altra. Ma non è facile.
Prima che faccia in tempo a leggere, arriva una nuova onda a cancellare tutto. Nella coscienza rimangono solo indecifrabili frammenti di parole..." (Kafka sulla spiaggia, Murakami Haruki).
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venerdì 23 novembre 2018
giovedì 11 gennaio 2018
La tua forza interiore...
Stadio dei Marmi Roma (Villaggio Olimpico).
"Corro perchè simboleggia così tanto la vita. Devi guidare te stesso per superare gli ostacoli. Potresti pensare di non riuscirci. Ma poi trovi la tua forza interiore e ti rendi conto che sei molto più capace di quanto pensassi." (Arthur Blank)
"Corro perchè simboleggia così tanto la vita. Devi guidare te stesso per superare gli ostacoli. Potresti pensare di non riuscirci. Ma poi trovi la tua forza interiore e ti rendi conto che sei molto più capace di quanto pensassi." (Arthur Blank)
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domenica 31 dicembre 2017
L’uomo deve «sentire» di aver fatto qualcosa.
L’uomo
deve «sentire» di aver fatto qualcosa. È un’esigenza imprescindibile. Vale per
tutti noi. Si deve poter dire che facciamo degnamente questo o quello. E
bisogna che qualcuno ce lo faccia osservare; che di quando in quando ci assesti
una manata sulle spalle e ci dica: «Che bello! Bravo! Sai che mi piace?».
Sarebbe davvero un miracolo se riuscissimo a dire agli altri quello che va
bene, anziché affannarci a evidenziare sempre le cose sbagliate.
(Leo Buscaglia, Amore)
(Leo Buscaglia, Amore)
domenica 15 gennaio 2017
Se hai un sogno...
Non permettere mai a nessuno di dirti che non
sai fare qualcosa.
Se hai un sogno tu lo devi proteggere.
Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.
Se hai un sogno tu lo devi proteggere.
Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.
(dal
film “La ricerca della felicità”)
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sabato 20 agosto 2016
Un attimo prima...
Joachim Winther, Junior Boys Lausanne 2008.
Non bisogna mai
vergognarsi di esprimere i propri sentimenti nel momento stesso in cui sgorgano
dal cuore… è quello il momento… un attimo prima potrebbe essere prematuro, un
attimo dopo potrebbe essere un’occasione persa!
(S. Shan)
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sabato 13 agosto 2016
Insopportabili abitudini...
Non se ne accorgono. O forse sì, e godono ancora di più. Perseverano, nel fastidio che arrecano a chi li circonda: magari ai loro stessi amici e familiari, agli estranei di sicuro.
Stanno spalmati in spiaggia sul lettino accanto al tuo, e "accanto" significa praticamente "addosso": perchè a loro, lo spazio previsto non basta. Non è questione di ribellione: è questione di educazione. Loro sono abituati così. Piccole cose, per carità. Dieci centimetri di qua, quaranta di là, inclina di qualche altro grado, spargi ancora un pò la borsa, lancia anche una paletta, a delimitare il nuovo territorio conquistato.
Inutile tentare di parlargli o parlarle: è in trance da abbronzatura. Tranne quando tira fuori lo smartphone e inizia a smanettare. E poi a urlare. Magari a quel punto cammina lungo la battigia, giusto per dare meglio aria ai propri pensieri e fatti personali (e che pensieri, e che fatti...), e condividerli col maggior pubblico possibile. Interessantissimo.
Piccole abitudini, appunto, ma che rovinano la vita degli altri. Non che "gli altri" siano innocenti: ciascuno ha la sua, di modalità fastidiosa. Snervare il prossimo è facile: basta una cicca masticata a bocca aperta, sbattendo rumorosamente, per farti saltare l'equilibrio mentale. Basta della sabbia gettata addosso al momento sbagliato, oppure dell'acqua gelata schizzata sulla pancia mentre azzardi il primo bagno della giornata, col cappuccino e la brioche ancora parcheggiati a metà dello stomaco. Tutte piccolezze, accomunate da un atteggiamento: quello di infischiarsene degli altri e di quanto gli altri ne saranno disturbati.
Gli altri... i figli "degli altri" sono sempre i più maleducati, quelli che non si sanno comportare, in spiaggia, a tavola, perfino durante una passeggiata (non parliamo in aereo, o in chiesa); le automobili "degli altri" sono quelle parcheggiate male, che non mettono la freccia, che rallentano al momento sbagliato, che non si capisce che cosa vogliano fare; i panni e le piante degli altri sono quelli che sgocciolano su nostro balcone, i loro ombrelli quelli che ci bagnano, i loro corpi sono quelli che ci ingombrano la strada, oppure ci prendono a spintoni perchè noi ingombriamo la loro. "Gli altri" sono quelli che cercano di fregare il posto in coda, anche alla vecchietta e alla donna incinta con due gemelli nel passeggino.
Tutte piccole abitudini, certo, ma intollerabili. Perfino per te, che sei così tollerante...
(tratto dall'articolo di Eleonora Barbieri pubblicato oggi su "Il Giornale")
Stanno spalmati in spiaggia sul lettino accanto al tuo, e "accanto" significa praticamente "addosso": perchè a loro, lo spazio previsto non basta. Non è questione di ribellione: è questione di educazione. Loro sono abituati così. Piccole cose, per carità. Dieci centimetri di qua, quaranta di là, inclina di qualche altro grado, spargi ancora un pò la borsa, lancia anche una paletta, a delimitare il nuovo territorio conquistato.
Inutile tentare di parlargli o parlarle: è in trance da abbronzatura. Tranne quando tira fuori lo smartphone e inizia a smanettare. E poi a urlare. Magari a quel punto cammina lungo la battigia, giusto per dare meglio aria ai propri pensieri e fatti personali (e che pensieri, e che fatti...), e condividerli col maggior pubblico possibile. Interessantissimo.
Piccole abitudini, appunto, ma che rovinano la vita degli altri. Non che "gli altri" siano innocenti: ciascuno ha la sua, di modalità fastidiosa. Snervare il prossimo è facile: basta una cicca masticata a bocca aperta, sbattendo rumorosamente, per farti saltare l'equilibrio mentale. Basta della sabbia gettata addosso al momento sbagliato, oppure dell'acqua gelata schizzata sulla pancia mentre azzardi il primo bagno della giornata, col cappuccino e la brioche ancora parcheggiati a metà dello stomaco. Tutte piccolezze, accomunate da un atteggiamento: quello di infischiarsene degli altri e di quanto gli altri ne saranno disturbati.
Gli altri... i figli "degli altri" sono sempre i più maleducati, quelli che non si sanno comportare, in spiaggia, a tavola, perfino durante una passeggiata (non parliamo in aereo, o in chiesa); le automobili "degli altri" sono quelle parcheggiate male, che non mettono la freccia, che rallentano al momento sbagliato, che non si capisce che cosa vogliano fare; i panni e le piante degli altri sono quelli che sgocciolano su nostro balcone, i loro ombrelli quelli che ci bagnano, i loro corpi sono quelli che ci ingombrano la strada, oppure ci prendono a spintoni perchè noi ingombriamo la loro. "Gli altri" sono quelli che cercano di fregare il posto in coda, anche alla vecchietta e alla donna incinta con due gemelli nel passeggino.
Tutte piccole abitudini, certo, ma intollerabili. Perfino per te, che sei così tollerante...
(tratto dall'articolo di Eleonora Barbieri pubblicato oggi su "Il Giornale")
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lunedì 18 luglio 2016
Interferire nel presente...
Il bambino che eravate un tempo continua a
sopravvivere dentro il vostro guscio di adulto.
Che ci piaccia o no, siamo
simultaneamente il bambino che siamo stati, che vive nell’atmosfera emotiva del
passato, e spesso interferisce nel presente, e un adulto che cerca di
dimenticare il passato e di vivere totalmente nel presente. Il bambino che
siete stato può intralciare o frustrare le vostre soddisfazioni da adulto,
imbarazzarvi e tormentarvi, farvi ammalare oppure… arricchire la vostra vita.
(W.Hugh
Missildine, Your Inner Child of the Past)
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domenica 10 luglio 2016
Il male che più ci spaventa...
Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi.
(Epicuro, Lettera sulla felicità (a Meneceo), 125, traduzione di Angelo Pellegrino, Stampa alternativa, Milano 1992.)
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domenica 22 maggio 2016
Tutti abbiamo i nostri sogni...
Tutti abbiamo i nostri sogni, pensò. L’unica
differenza è che alcuni lottano, è non rinunciano a realizzare il proprio
destino, a costo di affrontare qualunque rischio, mentre gli altri si limitano
a ignorarli, timorosi di perdere quel poco che hanno. E così non potranno mai
riconoscere il vero scopo della vita.
(tratto da “Il Delfino”, Sergio Bambarén)
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domenica 24 aprile 2016
Senza nessuna ragione...
"Uno si costruisce
grandi storie, questo è il fatto, e può
andare avanti anni a
crederci, non importa quanto pazze sono e inverosimili, uno se le
porta addosso e basta! E vorresti non finisse mai. Poi, un giorno,
succede che si rompe qualcosa, nel cuore del grande marchingegno
fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu
rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia
non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un
altro e quell’altro invece sei tu. Alle volte basta un niente, anche solo
una bugia che affiora. Basta quello!" (Oceano Mare,
Alessandro Baricco)
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martedì 12 aprile 2016
L’incontro col vero amore...
Per amore e odio l’essere umano attiva una
grande quantità di energia, combatte, si sottopone a prove, corre dei rischi,
supera le difficoltà più terribili, smuove le montagne o attraversa gli oceani
e nulla lo può fermare fintanto che non ha raggiunto il suo obiettivo. Per
questo quando un uomo e una donna si innamorano veramente, avviene l’incontro
di due anime che desiderano unirsi per sempre e vivere la vita in tutte le sue
manifestazioni. Per loro, l’esperienza dell’amore è come la fiamma che illumina
l’oscurità, o il rombo di un tuono, o lo scintillio di milioni di luci che
illuminano la loro esistenza. L’incontro col vero amore accade una sola volta e
quando avviene è per sempre. Tanto che uno di loro o entrambi possono dire:
“all’unico essere, al mio unico amore, con tutto il mio cuore e per sempre
dedico la mia esistenza, per tutta l’eternità.”
(Hernan Huarache Mamani)
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venerdì 29 gennaio 2016
L'eterno ragazzo Fausto Coppi
Nessuno più di Coppi ha popolato i sogni della nostra adolescenza.
Sembra uno scheletro di canna, un atleta di vetro. In realtà, è un campione eccezionale, volitivo e crudamente sfortunato. Per tutta la breve vita Fausto Coppi lotta contro la fragile struttura delle sue ossa. Nove cadute, nove fratture, e ogni volta in piedi, più combattivo di prima. Non lo ferma neppure la morte del fratello Serse durante un giro del Piemonte. Atleta leggendario, nel 1978, diciotto anni dopo la morte, un referendum del "Corriere d'informazione" lo vede davanti a Nuvolari, Meazza, Berruti. Al Velodromo di Parigi 19.700 spettatori paganti gridano impazziti "Fostò". L'impresario Mouton gli dice gongolante che De Gaulle, pochi giorni prima, ne ha avuti 25 mila ma non paganti. Su 666 corse, si aggiudica 118 vittorie. Il suo primato dell'ora resiste per 14 anni.
Coppi vede la luce nel 1919 in una modesta famiglia contadina di Castellania, in provincia di Alessandria. Comincia a correre da dilettante nel 1938 e nel 1940 vince il suo primo giro d'italia battendo l'idolo Gino Bartali. Impara la dura disciplina sportiva dall'"orbo di Novi", il massaggiatore cieco Biagio Cavanna, il quale gli insegna anche che il ciclismo è uno sport di poveri per poveri. Coppi ne farà uno sport milionario.
Fausto sembra uno zingaro, scuro, segaligno, capelli tirati, denti cavallini, occhi a palla, viso da eterno ragazzo, taciturno, malinconico, pignolo, modesto, educato, solitario, intelligente, candido. Offre agli amici la mano del cuore; agli altri, la destra. E' alto 1,77, il suo peso forma è 77 chili. Elegantissima la sua pedalata. Amministratore oculato, fa del proprio corpo una macchina formidabile, perfetta. Conosce le diete sportive, energetiche e disintossicanti, e celebri diventano i suoi "panini-bomba": carne cruda, miele, aglio, lievito di birra, germi di grano.
Resta il "campionissimo" anche quando, nel 1953, una tempesta sentimentale si abbatte sulla sua vita. Le vicende della "dama bianca" riempiono le pagine dei giornali, e non solo di quelli sportivi. La tifoseria nazionale prova un acuto gelo per la bella Giulia Occhini, il suo nuovo amore. Per il campione lei abbandona una quieta e benpensante vita borghese, si fa mettere alla gogna peggio della Maddalena, e in galera per adulterio, ma gli dà un figlio, Faustino. Altri tempi, altra moralità coniugale, altra barbarie! Partito nel 1959 con l'amico e collega Raphael Geminiani per il Centro-Africa per una spedizione di caccia e una serie di gare, rientra a Natale, affetto da una malattia "misteriosa" che ha colpito anche il campione francese. I medici dell'Istituto parigino Pasteur, specializzati in malattie infettive e tropicali, gli diagnosticano la malaria. I clinici di Fausto, convocati al suo capezzale, sbagliano grossolanamente la diagnosi: congestione polmonare. La solita iella. Geminiani si salva. Coppi muore.
L'emozione nel mondo sportivo è immensa, il pianto di tanti tifosi, compreso il nostro, accorato e sincero. Scrive di lui Indro Montanelli su Corriere della Sera: "Non correva mai contro gli avversari: non ne aveva... correva contro gli elementi, i malanni, le cadute, che mettevano a repentaglio la sua fralezza, gonfio d'aria come una rondine".
E Orio Vergani, altra insigne firma del quotidiano di via Solferino: "Il grande airone ha chiuso le ali. Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l'immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali, a sfiorare valli, monti, spiagge?". (di Roberto Gervaso - "A tu per tu")
Sembra uno scheletro di canna, un atleta di vetro. In realtà, è un campione eccezionale, volitivo e crudamente sfortunato. Per tutta la breve vita Fausto Coppi lotta contro la fragile struttura delle sue ossa. Nove cadute, nove fratture, e ogni volta in piedi, più combattivo di prima. Non lo ferma neppure la morte del fratello Serse durante un giro del Piemonte. Atleta leggendario, nel 1978, diciotto anni dopo la morte, un referendum del "Corriere d'informazione" lo vede davanti a Nuvolari, Meazza, Berruti. Al Velodromo di Parigi 19.700 spettatori paganti gridano impazziti "Fostò". L'impresario Mouton gli dice gongolante che De Gaulle, pochi giorni prima, ne ha avuti 25 mila ma non paganti. Su 666 corse, si aggiudica 118 vittorie. Il suo primato dell'ora resiste per 14 anni.
Coppi vede la luce nel 1919 in una modesta famiglia contadina di Castellania, in provincia di Alessandria. Comincia a correre da dilettante nel 1938 e nel 1940 vince il suo primo giro d'italia battendo l'idolo Gino Bartali. Impara la dura disciplina sportiva dall'"orbo di Novi", il massaggiatore cieco Biagio Cavanna, il quale gli insegna anche che il ciclismo è uno sport di poveri per poveri. Coppi ne farà uno sport milionario.
Fausto sembra uno zingaro, scuro, segaligno, capelli tirati, denti cavallini, occhi a palla, viso da eterno ragazzo, taciturno, malinconico, pignolo, modesto, educato, solitario, intelligente, candido. Offre agli amici la mano del cuore; agli altri, la destra. E' alto 1,77, il suo peso forma è 77 chili. Elegantissima la sua pedalata. Amministratore oculato, fa del proprio corpo una macchina formidabile, perfetta. Conosce le diete sportive, energetiche e disintossicanti, e celebri diventano i suoi "panini-bomba": carne cruda, miele, aglio, lievito di birra, germi di grano.
Resta il "campionissimo" anche quando, nel 1953, una tempesta sentimentale si abbatte sulla sua vita. Le vicende della "dama bianca" riempiono le pagine dei giornali, e non solo di quelli sportivi. La tifoseria nazionale prova un acuto gelo per la bella Giulia Occhini, il suo nuovo amore. Per il campione lei abbandona una quieta e benpensante vita borghese, si fa mettere alla gogna peggio della Maddalena, e in galera per adulterio, ma gli dà un figlio, Faustino. Altri tempi, altra moralità coniugale, altra barbarie! Partito nel 1959 con l'amico e collega Raphael Geminiani per il Centro-Africa per una spedizione di caccia e una serie di gare, rientra a Natale, affetto da una malattia "misteriosa" che ha colpito anche il campione francese. I medici dell'Istituto parigino Pasteur, specializzati in malattie infettive e tropicali, gli diagnosticano la malaria. I clinici di Fausto, convocati al suo capezzale, sbagliano grossolanamente la diagnosi: congestione polmonare. La solita iella. Geminiani si salva. Coppi muore.
L'emozione nel mondo sportivo è immensa, il pianto di tanti tifosi, compreso il nostro, accorato e sincero. Scrive di lui Indro Montanelli su Corriere della Sera: "Non correva mai contro gli avversari: non ne aveva... correva contro gli elementi, i malanni, le cadute, che mettevano a repentaglio la sua fralezza, gonfio d'aria come una rondine".
E Orio Vergani, altra insigne firma del quotidiano di via Solferino: "Il grande airone ha chiuso le ali. Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l'immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali, a sfiorare valli, monti, spiagge?". (di Roberto Gervaso - "A tu per tu")
mercoledì 29 aprile 2015
La rarità dell'amicizia...
Niente è più raro dell'amicizia perchè a farla nascere e a corroborarla è la disponibilità al dialogo, al libero scambio di idee e di consigli, al conforto reciproco nei momenti difficili, al sacrificio quando si ha bisogno, alla serena condivisione delle sofferenze e delle gioie. (Roberto Gervaso)
domenica 12 aprile 2015
Quando manca l'arte...
In poesia, se ti sforzi di essere breve, finisci con il diventare oscuro; se vai in cerca di espressioni eleganti, perdi vigore e calore; se ti proponi di essere elevato cadi nell'enfasi; se sei troppo circospetto e prudente nell'affrontare le difficoltà strisci terra terra: quando manca l'arte, per fuggire un difetto si cade in un'altro. (Orazio "Quinto Orazio Flacco", 65-8 a.C., di Venosa-Appennino Lucano)
domenica 29 marzo 2015
La sua bocca prendeva la mia...
Anche quando facevamo l'amore lei prendeva possesso di me in modo naturale. La sua bocca prendeva la mia, la sua lingua giocava con la mia, mi diceva dove e come toccarla, e quando stava sopra, cavalcandomi finchè venivo, per lei io ero semplicemente lì per soddisfare la sua voglia. Non che non fosse tenera e non mi desse piacere. Ma lo faceva solo per il suo piacere di giocare, e lo fece fino a quando imparai anch'io a prendere possesso di lei. Questo avvenne in seguito, anche se non l'imparai mai bene. Ma neanche mi mancò molto. Ero giovane e venivo in fretta, e quando poi pian piano mi rianimavo, lasciavo volentieri che lei prendesse possesso ancora di me. Io la guardavo quand'era sopra di me, e vedevo il suo ventre che sopra l'ombelico faceva una piega profonda, i suoi seni, il destro un tantino più grande del sinistro, il suo viso con la bocca aperta. Puntava le mani sul mio petto e all'ultimo momento s'impennava, irrigidiva la testa e cacciava un urlo rauco, soffocato, rotto da singhiozzi, che la prima volta mi spaventò, ma dopo aspettai sempre avidamente. Dopo eravamo sfiniti. Spesso si addormentava su di me, e io sentivo la sega in cortile e il vociare degli operai che ci lavoravano, così forte che copriva il rumore. Quando la sega smetteva, penetravano in cucina, attenuati, i rumori del traffico nella Bahnhofstrabe. Quando sentivo dei bambini gridare e giocare, allora sapevo che le lezioni erano finite e l'una era passata. (dal libro di Bernhard Schlink "A Voce Alta")
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mercoledì 25 marzo 2015
E' insensato inorgoglirsi, affannarsi o lamentarsi...
Se pensi alla velocità con cui passa e scompare tutto ciò che esiste e che nasce, se pensi all'abisso senza fondo del passato e del futuro, dove tutto è svanito o svanirà, scoprirai quanto è insensato inorgoglirsi, affannarsi o lamentarsi come se ciò che ci succede fosse destinato a durare a lungo. (Marco Aurelio Antonino, 121-180 d.C. - Imperatore Romano)
domenica 22 marzo 2015
Ma io avevo bisogno di affaticarmi...
Dopo una settimana ero di nuovo da lei, davanti alla sua porta. Per una settimana avevo cercato di non pensare a lei. Ma niente era riuscito a svagarmi, a occuparmi la mente: il medico non mi permetteva ancora di tornare a scuola, dei libri ero stufo dopo mesi di lettura, e gli amici passavano sì a salutare, ma io ero ammalato da così tanto tempo che le loro visite non bastavano a gettare dei ponti tra il loro e il mio quotidiano, e si facevano sempre più brevi. Potevo fare delle passeggiate, ogni giorno sempre più lunghe, senza però affaticarmi. Ma io avevo bisogno di affaticarmi. (dal libro: "A Voce Alta" di Bernhard Schlink)
sabato 14 marzo 2015
Trova dove l'amore si nasconde...
Chris Mears
Fa attenzione, non sei nel Paese delle Meraviglie. Ho sentito la strana pazzia crescere da tempo nella tua anima. Però, sei fortunato nella tua ignoranza, nel tuo isolamento. Tu, che hai sofferto, trova dove l'amore si nasconde. Dare, condividere, perdere... altrimenti moriamo, non sbocciati. (Allen Ginsberg, dal film "Giovani Ribelli")
Fa attenzione, non sei nel Paese delle Meraviglie. Ho sentito la strana pazzia crescere da tempo nella tua anima. Però, sei fortunato nella tua ignoranza, nel tuo isolamento. Tu, che hai sofferto, trova dove l'amore si nasconde. Dare, condividere, perdere... altrimenti moriamo, non sbocciati. (Allen Ginsberg, dal film "Giovani Ribelli")
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martedì 10 marzo 2015
Alcune cose, una volta che le hai amate, diventano tue per sempre...
"Alcune cose, una volta che le hai amate, diventano tue per sempre; se tenti di lasciarle andare, fanno solo un giro, e tornano da te: diventano parte di te o ti distruggono". (Dialogo tratto dal film "Giovani Ribelli" di Allen Ginsberg "Daniel Radcliffe)
domenica 1 febbraio 2015
Una grave prevaricazione......
E' pericolosissimo fare del male a un povero: in primo luogo, infatti, ispira pietà a tutti e poi ciò che gli viene fatto non è considerata un'offesa ma una grave prevaricazione. (Menandro di Atene, 342-291 a.C., autore di commedie)
Opere di Robert Fenton.
Opere di Robert Fenton.
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