E' facile innamorarsi di qualcuno per la prima volta; ma prova a innamorarti una seconda volta dopo il dolore e i lividi sul cuore.
Forse l'amore inizia proprio lì, quando nonostante sai cos'è il dolore, rischi ancora...
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mercoledì 5 aprile 2017
lunedì 5 dicembre 2016
L'amore non è mai inutile.
Per pronunciare le sue frasi tronche socchiudeva appena la bocca e lasciava venir fuori un sussurro di cinque, al massimo sette parole, sempre difficili da capire. Poi si bloccava, faceva una lunga pausa, come se dovesse riprendere fiato o pescare i vocabili dentro un pozzo. Però mi piaceva lo stesso ascoltarla, per via della voce bassa, quasi roca, suadente quando le brevi frasi srotolavano esitanti sulle sue labbra. (tratto da "L'amore non è mai inutile" di Alessio Brandolini pubblicato nel libro "I racconti di Sabaudia").
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sabato 13 agosto 2016
Insopportabili abitudini...
Non se ne accorgono. O forse sì, e godono ancora di più. Perseverano, nel fastidio che arrecano a chi li circonda: magari ai loro stessi amici e familiari, agli estranei di sicuro.
Stanno spalmati in spiaggia sul lettino accanto al tuo, e "accanto" significa praticamente "addosso": perchè a loro, lo spazio previsto non basta. Non è questione di ribellione: è questione di educazione. Loro sono abituati così. Piccole cose, per carità. Dieci centimetri di qua, quaranta di là, inclina di qualche altro grado, spargi ancora un pò la borsa, lancia anche una paletta, a delimitare il nuovo territorio conquistato.
Inutile tentare di parlargli o parlarle: è in trance da abbronzatura. Tranne quando tira fuori lo smartphone e inizia a smanettare. E poi a urlare. Magari a quel punto cammina lungo la battigia, giusto per dare meglio aria ai propri pensieri e fatti personali (e che pensieri, e che fatti...), e condividerli col maggior pubblico possibile. Interessantissimo.
Piccole abitudini, appunto, ma che rovinano la vita degli altri. Non che "gli altri" siano innocenti: ciascuno ha la sua, di modalità fastidiosa. Snervare il prossimo è facile: basta una cicca masticata a bocca aperta, sbattendo rumorosamente, per farti saltare l'equilibrio mentale. Basta della sabbia gettata addosso al momento sbagliato, oppure dell'acqua gelata schizzata sulla pancia mentre azzardi il primo bagno della giornata, col cappuccino e la brioche ancora parcheggiati a metà dello stomaco. Tutte piccolezze, accomunate da un atteggiamento: quello di infischiarsene degli altri e di quanto gli altri ne saranno disturbati.
Gli altri... i figli "degli altri" sono sempre i più maleducati, quelli che non si sanno comportare, in spiaggia, a tavola, perfino durante una passeggiata (non parliamo in aereo, o in chiesa); le automobili "degli altri" sono quelle parcheggiate male, che non mettono la freccia, che rallentano al momento sbagliato, che non si capisce che cosa vogliano fare; i panni e le piante degli altri sono quelli che sgocciolano su nostro balcone, i loro ombrelli quelli che ci bagnano, i loro corpi sono quelli che ci ingombrano la strada, oppure ci prendono a spintoni perchè noi ingombriamo la loro. "Gli altri" sono quelli che cercano di fregare il posto in coda, anche alla vecchietta e alla donna incinta con due gemelli nel passeggino.
Tutte piccole abitudini, certo, ma intollerabili. Perfino per te, che sei così tollerante...
(tratto dall'articolo di Eleonora Barbieri pubblicato oggi su "Il Giornale")
Stanno spalmati in spiaggia sul lettino accanto al tuo, e "accanto" significa praticamente "addosso": perchè a loro, lo spazio previsto non basta. Non è questione di ribellione: è questione di educazione. Loro sono abituati così. Piccole cose, per carità. Dieci centimetri di qua, quaranta di là, inclina di qualche altro grado, spargi ancora un pò la borsa, lancia anche una paletta, a delimitare il nuovo territorio conquistato.
Inutile tentare di parlargli o parlarle: è in trance da abbronzatura. Tranne quando tira fuori lo smartphone e inizia a smanettare. E poi a urlare. Magari a quel punto cammina lungo la battigia, giusto per dare meglio aria ai propri pensieri e fatti personali (e che pensieri, e che fatti...), e condividerli col maggior pubblico possibile. Interessantissimo.
Piccole abitudini, appunto, ma che rovinano la vita degli altri. Non che "gli altri" siano innocenti: ciascuno ha la sua, di modalità fastidiosa. Snervare il prossimo è facile: basta una cicca masticata a bocca aperta, sbattendo rumorosamente, per farti saltare l'equilibrio mentale. Basta della sabbia gettata addosso al momento sbagliato, oppure dell'acqua gelata schizzata sulla pancia mentre azzardi il primo bagno della giornata, col cappuccino e la brioche ancora parcheggiati a metà dello stomaco. Tutte piccolezze, accomunate da un atteggiamento: quello di infischiarsene degli altri e di quanto gli altri ne saranno disturbati.
Gli altri... i figli "degli altri" sono sempre i più maleducati, quelli che non si sanno comportare, in spiaggia, a tavola, perfino durante una passeggiata (non parliamo in aereo, o in chiesa); le automobili "degli altri" sono quelle parcheggiate male, che non mettono la freccia, che rallentano al momento sbagliato, che non si capisce che cosa vogliano fare; i panni e le piante degli altri sono quelli che sgocciolano su nostro balcone, i loro ombrelli quelli che ci bagnano, i loro corpi sono quelli che ci ingombrano la strada, oppure ci prendono a spintoni perchè noi ingombriamo la loro. "Gli altri" sono quelli che cercano di fregare il posto in coda, anche alla vecchietta e alla donna incinta con due gemelli nel passeggino.
Tutte piccole abitudini, certo, ma intollerabili. Perfino per te, che sei così tollerante...
(tratto dall'articolo di Eleonora Barbieri pubblicato oggi su "Il Giornale")
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lunedì 18 luglio 2016
Interferire nel presente...
Il bambino che eravate un tempo continua a
sopravvivere dentro il vostro guscio di adulto.
Che ci piaccia o no, siamo
simultaneamente il bambino che siamo stati, che vive nell’atmosfera emotiva del
passato, e spesso interferisce nel presente, e un adulto che cerca di
dimenticare il passato e di vivere totalmente nel presente. Il bambino che
siete stato può intralciare o frustrare le vostre soddisfazioni da adulto,
imbarazzarvi e tormentarvi, farvi ammalare oppure… arricchire la vostra vita.
(W.Hugh
Missildine, Your Inner Child of the Past)
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domenica 22 maggio 2016
Tutti abbiamo i nostri sogni...
Tutti abbiamo i nostri sogni, pensò. L’unica
differenza è che alcuni lottano, è non rinunciano a realizzare il proprio
destino, a costo di affrontare qualunque rischio, mentre gli altri si limitano
a ignorarli, timorosi di perdere quel poco che hanno. E così non potranno mai
riconoscere il vero scopo della vita.
(tratto da “Il Delfino”, Sergio Bambarén)
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venerdì 6 maggio 2016
La solitudine è un ottimo punto di partenza.
"Potevo piangere,
pensai. Potevo premere la faccia su quel muro ruvido di mattoni e piangere per
tutto ciò che non avevo, per tutte le ingiustizie, per la stanchezza.
Potevo piangere per la frustrazione infinita e il
rancore, potevo piangere perché ero una perdente costretta alle più basse
umiliazioni. Ma se avessi pianto forse non mi sarei più fermata. E questo non
potevo permettermelo.
Probabilmente non avevo il cognome giusto, non ero
andata a scuola con la gente giusta e non ci avevo fatto i weekend di caccia
insieme, ma non mi sarei fatta rovinare la vita dai Rupert di turno, e non ero
così sicura da provare disprezzo nei loro confronti.
Meglio odiare. Odiare significa mantenere lucidità e
sangue freddo. Odiare significa essere
condannati alla solitudine. E se devi trasformarti in una persona nuova, la
solitudine è un ottimo punto di partenza.
Potevo sopportare anche questo, potevo superare
tutto."
(Un brano tratto dal libro “Maestra” di Lisa Hilton)
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domenica 24 aprile 2016
Senza nessuna ragione...
"Uno si costruisce
grandi storie, questo è il fatto, e può
andare avanti anni a
crederci, non importa quanto pazze sono e inverosimili, uno se le
porta addosso e basta! E vorresti non finisse mai. Poi, un giorno,
succede che si rompe qualcosa, nel cuore del grande marchingegno
fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu
rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia
non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un
altro e quell’altro invece sei tu. Alle volte basta un niente, anche solo
una bugia che affiora. Basta quello!" (Oceano Mare,
Alessandro Baricco)
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domenica 22 marzo 2015
Ma io avevo bisogno di affaticarmi...
Dopo una settimana ero di nuovo da lei, davanti alla sua porta. Per una settimana avevo cercato di non pensare a lei. Ma niente era riuscito a svagarmi, a occuparmi la mente: il medico non mi permetteva ancora di tornare a scuola, dei libri ero stufo dopo mesi di lettura, e gli amici passavano sì a salutare, ma io ero ammalato da così tanto tempo che le loro visite non bastavano a gettare dei ponti tra il loro e il mio quotidiano, e si facevano sempre più brevi. Potevo fare delle passeggiate, ogni giorno sempre più lunghe, senza però affaticarmi. Ma io avevo bisogno di affaticarmi. (dal libro: "A Voce Alta" di Bernhard Schlink)
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