Chicago.
Analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finchè arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza. (A. Einstein)
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venerdì 24 luglio 2020
giovedì 30 aprile 2020
Finchè non ho trovato te...
"Finora la mia vita è stata soltanto un preludio, un indugiare, oziare, sprecar tempo, finchè non ho trovato te."
(Johann Wolfgang von Goethe)
giovedì 26 marzo 2020
Amare alla follia...
L'uomo ama alla follia creare e costruire strade, è indiscutibile. Ma come mai ama anche alla follia la distruzione e il caos? Ecco, provate a dirmelo! Ma su ciò ho voglia anch'io di dire due parole. Non sarà che egli ami la distruzione e il caos (e non c'è dubbio che qualche volta li ami molto) perchè teme istintivamente di raggiungere lo scopo di teminare l'opera in costruzione?
(Fedor Michajlovic Dostoevskij)
lunedì 23 marzo 2020
Rompi le catene...
“La felicità è dentro di te”.
Quindi rompi le
catene del tuo cuore e lascia che tu diventi il fiore dolce che sei. Conosco la
soluzione: basta aprire le ali e metterti in condizione di essere libera. (Jim
Hendrix)
lunedì 9 marzo 2020
... ma restamo a 'na debita distanza.
"Invece a salutà romanamente,
ce se guadambia un tanto co l'iggiene,
eppoi nun c'è pericolo de gnente.
Perchè la mossa te viè a dì in sostanza:
Semo Amiconi... se volemo bene...
ma restamo a 'na debita distanza.
(Brano tratto dall'articolo di Mario Ajello pubblicato l'8 marzo 2020 sul Messagero di Roma).
domenica 8 marzo 2020
A debita distanza...
Versi geniali sulla "Stretta di Mano" di Trilussa il Saggio.
"Quella de dà la mano a chicchessia,
nun è certo un'usanza troppo bella:
te pò succede ch'hai da strigne quella
d'un ladro, d'un ruffiano o d'una spia.
Deppiù la mano, asciutta o sudarella,
quann'ha toccato quarche porcheria,
contiè er bacillo d'una malattia,
che t'entra in bocca e va per le budella".
Questa poesiola andrebbe affissa ai muri, sarebbe da aggiungere in calce alle regole del governo e meriterebbe di diventare il "mantra" dell'Italia che si difende e combatte. Trilussa riesce, con la naturalezza autentica che solo il genio può dare, a raccontare i gesti quotidiani e mai come adesso dobbiamo stare attenti a come usarli.
(Tratto dall'articolo di Mario Ajello de Il Messaggero dell'otto marzo 2020).
"Quella de dà la mano a chicchessia,
nun è certo un'usanza troppo bella:
te pò succede ch'hai da strigne quella
d'un ladro, d'un ruffiano o d'una spia.
Deppiù la mano, asciutta o sudarella,
quann'ha toccato quarche porcheria,
contiè er bacillo d'una malattia,
che t'entra in bocca e va per le budella".
Questa poesiola andrebbe affissa ai muri, sarebbe da aggiungere in calce alle regole del governo e meriterebbe di diventare il "mantra" dell'Italia che si difende e combatte. Trilussa riesce, con la naturalezza autentica che solo il genio può dare, a raccontare i gesti quotidiani e mai come adesso dobbiamo stare attenti a come usarli.
(Tratto dall'articolo di Mario Ajello de Il Messaggero dell'otto marzo 2020).
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giovedì 26 dicembre 2019
Esistere poi...
"Trovandomi a esistere nel mondo, io credo che esisterò poi sempre in qualche altra forma; e, con tutti gli inconvenienti di cui la vita umana è passibile, non mi opporrò certo a una nuova edizione della mia, sperando tuttavia che gli "errata" della precedente sian correggibili." (Benjamin Franklin)
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venerdì 20 dicembre 2019
La giustizia del cielo...
"O giovane che fantastichi di essere negletto dagli Dei, sappi che se diventi peggiore dovrai trasmigare poi nelle anime peggiori, e che se invece migliorerai, andrai con le migliori, e che a ogni successione di vita e di morte agirai e soffrirai come si conviene tu agisca e soffra per tua parte e per simile mano.
Perchè questa infatti è la giustizia del cielo." (Platone)
Perchè questa infatti è la giustizia del cielo." (Platone)
giovedì 12 dicembre 2019
Un amichevole abbraccio...
"Chiedendo come io credo nella teoria della reincarnazione, vivo nella speranza che, se non in questa mia nascita, in qualche altra nascita sarò capace di abbracciare tutta l'umanità in un amichevole abbraccio." (Mohandas Karamchand Gandhi)
domenica 3 novembre 2019
Prima di giudicare.
Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.
(Luigi Pirandello)
giovedì 17 gennaio 2019
L'Infinito
Ernst Fuchs Museum Vienna.
L'Infinito di Giacomo Leopardi
«Sempre caro mi è stato questo colle solitario
e anche questa siepe, che impedisce alla mia vista
una buona parte dell'orizzonte più lontano.
Ma stando seduto e fissando lo sguardo sulla siepe,
io immagino spazi sterminati al di là di quella,
silenzi che vanno al di là della dimensione umana
e profondissima quiete, tanto che per poco
il cuore non si turba e si smarrisce. E non appena odo
le fronde delle piante stormire al vento, così paragono
il silenzio di quegli spazi a quel rumore:
e istintivamente mi viene in mente l'idea dell'eternità,
le ere storiche già trascorse e dimenticate, e quella attuale e
ancor viva, con il suo suono. Così il mio pensiero
sprofonda in quest'immensità:
ed è dolce naufragare in questo mare.»
L'Infinito di Giacomo Leopardi
«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.»
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.»
e anche questa siepe, che impedisce alla mia vista
una buona parte dell'orizzonte più lontano.
Ma stando seduto e fissando lo sguardo sulla siepe,
io immagino spazi sterminati al di là di quella,
silenzi che vanno al di là della dimensione umana
e profondissima quiete, tanto che per poco
il cuore non si turba e si smarrisce. E non appena odo
le fronde delle piante stormire al vento, così paragono
il silenzio di quegli spazi a quel rumore:
e istintivamente mi viene in mente l'idea dell'eternità,
le ere storiche già trascorse e dimenticate, e quella attuale e
ancor viva, con il suo suono. Così il mio pensiero
sprofonda in quest'immensità:
ed è dolce naufragare in questo mare.»
mercoledì 2 gennaio 2019
sabato 20 gennaio 2018
Mantieni i tuoi valori positivi...
Mantieni i tuoi pensieri positivi, perchè i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive, perchè le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi perchè i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive, perchè le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi, perchè i tuoi valori diventano il tuo destino. (Gandhi)
Mantieni le tue parole positive, perchè le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi perchè i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive, perchè le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi, perchè i tuoi valori diventano il tuo destino. (Gandhi)
martedì 26 dicembre 2017
L'inerzia dei giusti...
Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare. (Albert Einstein)
venerdì 5 maggio 2017
Essere uomini di buona volontà...
Ho debuttato nel campionato di calcio C.S.I., nell'ottobre 1967, ad Abellinum con la squadra del collegio del Carmine, “Gigi Meroni”. La muta di gioco completamente granata ci era stata regalata dal
presidente del Torino. Ancora oggi mi sento molto vicino alla gloriosa squadra, nonostante il mio tifo è indirizzato verso colori opposti, ma in questo mondo il rispetto verso gli altri viene prima di tutto. Apprezzo moltissimo il messaggio su F.B. del portiere della Nazionale azzurra Buffon, un vero monito per tutti, che pubblico volentieri.
"In una bella giornata post vittoria, il mio
pensiero va ai cugini del toro, ai loro tifosi e a quei gloriosi giocatori che
hanno reso orgogliosa la nazione intera e il popolo granata.
Onore a voi campioni del Grande Torino, in
eterno, e siano perdonati coloro che si macchiano di atti inqualificabili, come
deridervi o mancarvi di rispetto ancor oggi che sono passati quasi 70 anni.
I morti sono morti e non rompono i coglioni a
nessuno. Vanno lasciati in pace e vanno rispettati,
fossero anche i nemici ed i rivali più acerrimi che uno possa avere. Perché i
morti hanno mogli, figli e nipoti e dar loro una seconda atroce sofferenza,
oltre quella che hanno già patito, è disumano.
W la rivalità... W lo sfottò... W il
campanilismo... W la sportività... W la vita nella pienezza dei suoi
sentimenti, alcuni nobili, altri magari un po' meno. Ma quando si scrivono
frasi indecorose o inopportuni striscioni, probabilmente senza piena
consapevolezza, si è più morti dei morti.
Mi provoca ribrezzo e rabbia sentire torturare
ancor oggi i nostri 39 angeli dell'Heysel: non macchiamoci delle stesse colpe.
Siamo uomini. Dobbiamo distinguerci se vogliamo seminare qualcosa di duraturo e
costruttivo per l'umanità che arranca. Non accontentiamoci d'essere mediocri e
vili solo per rifarci di uno sgarbo subito.
In certe situazioni è meglio essere vittime che
carnefici perché i carnefici saranno condannati dalla vita a strisciare
nell'inferno della loro vacua esistenza. Le vittime patiranno il male subito,
ma poi capiranno che essere diversi dai propri aguzzini darà forza e sicurezza
per affondare la vita su valori autentici e per farsi portatori di bellezza,
coscienza, rispetto, lealtà, senza precludere nulla alla competizione o
rivalità.
Tifosi della Juve, mi rivolgo a voi perché so di
potermelo permettere dopo tutto quello che abbiamo condiviso insieme.
Tifosi della Juve, fatemi essere veramente orgoglioso di voi perché se pensiamo e crediamo davvero che lo stile Juve rappresenti e indichi dei valori meritevoli ed assoluti che ci caratterizzano, non è concepibile profanare e violare la sensibilità di chi ha sofferto e soffre ancora: non insudiciamo affetti, sentimenti e ricordi.
Tifosi della Juve, fatemi essere veramente orgoglioso di voi perché se pensiamo e crediamo davvero che lo stile Juve rappresenti e indichi dei valori meritevoli ed assoluti che ci caratterizzano, non è concepibile profanare e violare la sensibilità di chi ha sofferto e soffre ancora: non insudiciamo affetti, sentimenti e ricordi.
Un abbraccio a chi crede che, anche e
soprattutto nello sport, sia necessario essere uomini di buona volontà.
Ora, domani, sempre e per sempre #FinoAllaFine!!!
domenica 28 febbraio 2016
L'ultimo amore di un uomo...
Argenis Montalvo Cerpa. Compania Nacional de Danza Mexico.
Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro sciocca vanità. Le donne hanno un istinto più sottile per le cose: a loro piace essere l'ultimo amore di un uomo. (Oscar Wilde)
Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro sciocca vanità. Le donne hanno un istinto più sottile per le cose: a loro piace essere l'ultimo amore di un uomo. (Oscar Wilde)
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lunedì 8 febbraio 2016
Questo sono io.
Un sognatore che cammina solo su una spiaggia, un deserto intorno a lui; una testa invecchiata e tranquilla intorno alla quale ruotano uccelli di tempesta, stupiti; Dio chiamto a testimone, di tanto in tanto, in presenza di rocce e alberi; una canna che non soltanto pensa, ma medita; dei capelli che da neri diventano grigi, e da grigi diventano bianchi nella solitudine; un uomo che si sente diventare sempre più ombra; il lungo scorrere degli anni su colui che è assente, ma non morto; la gravità pensosa di questo diseredato; la nostalgia di questo innocente...
Un uomo talmente rovinato che non ha più che il suo "Onore"; talmente spogliato che non ha più che la sua "Coscienza"; talmente isolato che non ha più accanto che "l'Equità"; talmente rinnegato che non ha più con sè che la "Verità"; talmente respinto nelle tenebre che non gli resta più che il "Sole", ecco cos'è un proscritto. Ecco cosa sono io. (Victor-Marie Hugo, da Atti e Parole, 1852)
Un uomo talmente rovinato che non ha più che il suo "Onore"; talmente spogliato che non ha più che la sua "Coscienza"; talmente isolato che non ha più accanto che "l'Equità"; talmente rinnegato che non ha più con sè che la "Verità"; talmente respinto nelle tenebre che non gli resta più che il "Sole", ecco cos'è un proscritto. Ecco cosa sono io. (Victor-Marie Hugo, da Atti e Parole, 1852)
venerdì 29 gennaio 2016
L'eterno ragazzo Fausto Coppi
Nessuno più di Coppi ha popolato i sogni della nostra adolescenza.
Sembra uno scheletro di canna, un atleta di vetro. In realtà, è un campione eccezionale, volitivo e crudamente sfortunato. Per tutta la breve vita Fausto Coppi lotta contro la fragile struttura delle sue ossa. Nove cadute, nove fratture, e ogni volta in piedi, più combattivo di prima. Non lo ferma neppure la morte del fratello Serse durante un giro del Piemonte. Atleta leggendario, nel 1978, diciotto anni dopo la morte, un referendum del "Corriere d'informazione" lo vede davanti a Nuvolari, Meazza, Berruti. Al Velodromo di Parigi 19.700 spettatori paganti gridano impazziti "Fostò". L'impresario Mouton gli dice gongolante che De Gaulle, pochi giorni prima, ne ha avuti 25 mila ma non paganti. Su 666 corse, si aggiudica 118 vittorie. Il suo primato dell'ora resiste per 14 anni.
Coppi vede la luce nel 1919 in una modesta famiglia contadina di Castellania, in provincia di Alessandria. Comincia a correre da dilettante nel 1938 e nel 1940 vince il suo primo giro d'italia battendo l'idolo Gino Bartali. Impara la dura disciplina sportiva dall'"orbo di Novi", il massaggiatore cieco Biagio Cavanna, il quale gli insegna anche che il ciclismo è uno sport di poveri per poveri. Coppi ne farà uno sport milionario.
Fausto sembra uno zingaro, scuro, segaligno, capelli tirati, denti cavallini, occhi a palla, viso da eterno ragazzo, taciturno, malinconico, pignolo, modesto, educato, solitario, intelligente, candido. Offre agli amici la mano del cuore; agli altri, la destra. E' alto 1,77, il suo peso forma è 77 chili. Elegantissima la sua pedalata. Amministratore oculato, fa del proprio corpo una macchina formidabile, perfetta. Conosce le diete sportive, energetiche e disintossicanti, e celebri diventano i suoi "panini-bomba": carne cruda, miele, aglio, lievito di birra, germi di grano.
Resta il "campionissimo" anche quando, nel 1953, una tempesta sentimentale si abbatte sulla sua vita. Le vicende della "dama bianca" riempiono le pagine dei giornali, e non solo di quelli sportivi. La tifoseria nazionale prova un acuto gelo per la bella Giulia Occhini, il suo nuovo amore. Per il campione lei abbandona una quieta e benpensante vita borghese, si fa mettere alla gogna peggio della Maddalena, e in galera per adulterio, ma gli dà un figlio, Faustino. Altri tempi, altra moralità coniugale, altra barbarie! Partito nel 1959 con l'amico e collega Raphael Geminiani per il Centro-Africa per una spedizione di caccia e una serie di gare, rientra a Natale, affetto da una malattia "misteriosa" che ha colpito anche il campione francese. I medici dell'Istituto parigino Pasteur, specializzati in malattie infettive e tropicali, gli diagnosticano la malaria. I clinici di Fausto, convocati al suo capezzale, sbagliano grossolanamente la diagnosi: congestione polmonare. La solita iella. Geminiani si salva. Coppi muore.
L'emozione nel mondo sportivo è immensa, il pianto di tanti tifosi, compreso il nostro, accorato e sincero. Scrive di lui Indro Montanelli su Corriere della Sera: "Non correva mai contro gli avversari: non ne aveva... correva contro gli elementi, i malanni, le cadute, che mettevano a repentaglio la sua fralezza, gonfio d'aria come una rondine".
E Orio Vergani, altra insigne firma del quotidiano di via Solferino: "Il grande airone ha chiuso le ali. Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l'immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali, a sfiorare valli, monti, spiagge?". (di Roberto Gervaso - "A tu per tu")
Sembra uno scheletro di canna, un atleta di vetro. In realtà, è un campione eccezionale, volitivo e crudamente sfortunato. Per tutta la breve vita Fausto Coppi lotta contro la fragile struttura delle sue ossa. Nove cadute, nove fratture, e ogni volta in piedi, più combattivo di prima. Non lo ferma neppure la morte del fratello Serse durante un giro del Piemonte. Atleta leggendario, nel 1978, diciotto anni dopo la morte, un referendum del "Corriere d'informazione" lo vede davanti a Nuvolari, Meazza, Berruti. Al Velodromo di Parigi 19.700 spettatori paganti gridano impazziti "Fostò". L'impresario Mouton gli dice gongolante che De Gaulle, pochi giorni prima, ne ha avuti 25 mila ma non paganti. Su 666 corse, si aggiudica 118 vittorie. Il suo primato dell'ora resiste per 14 anni.
Coppi vede la luce nel 1919 in una modesta famiglia contadina di Castellania, in provincia di Alessandria. Comincia a correre da dilettante nel 1938 e nel 1940 vince il suo primo giro d'italia battendo l'idolo Gino Bartali. Impara la dura disciplina sportiva dall'"orbo di Novi", il massaggiatore cieco Biagio Cavanna, il quale gli insegna anche che il ciclismo è uno sport di poveri per poveri. Coppi ne farà uno sport milionario.
Fausto sembra uno zingaro, scuro, segaligno, capelli tirati, denti cavallini, occhi a palla, viso da eterno ragazzo, taciturno, malinconico, pignolo, modesto, educato, solitario, intelligente, candido. Offre agli amici la mano del cuore; agli altri, la destra. E' alto 1,77, il suo peso forma è 77 chili. Elegantissima la sua pedalata. Amministratore oculato, fa del proprio corpo una macchina formidabile, perfetta. Conosce le diete sportive, energetiche e disintossicanti, e celebri diventano i suoi "panini-bomba": carne cruda, miele, aglio, lievito di birra, germi di grano.
Resta il "campionissimo" anche quando, nel 1953, una tempesta sentimentale si abbatte sulla sua vita. Le vicende della "dama bianca" riempiono le pagine dei giornali, e non solo di quelli sportivi. La tifoseria nazionale prova un acuto gelo per la bella Giulia Occhini, il suo nuovo amore. Per il campione lei abbandona una quieta e benpensante vita borghese, si fa mettere alla gogna peggio della Maddalena, e in galera per adulterio, ma gli dà un figlio, Faustino. Altri tempi, altra moralità coniugale, altra barbarie! Partito nel 1959 con l'amico e collega Raphael Geminiani per il Centro-Africa per una spedizione di caccia e una serie di gare, rientra a Natale, affetto da una malattia "misteriosa" che ha colpito anche il campione francese. I medici dell'Istituto parigino Pasteur, specializzati in malattie infettive e tropicali, gli diagnosticano la malaria. I clinici di Fausto, convocati al suo capezzale, sbagliano grossolanamente la diagnosi: congestione polmonare. La solita iella. Geminiani si salva. Coppi muore.
L'emozione nel mondo sportivo è immensa, il pianto di tanti tifosi, compreso il nostro, accorato e sincero. Scrive di lui Indro Montanelli su Corriere della Sera: "Non correva mai contro gli avversari: non ne aveva... correva contro gli elementi, i malanni, le cadute, che mettevano a repentaglio la sua fralezza, gonfio d'aria come una rondine".
E Orio Vergani, altra insigne firma del quotidiano di via Solferino: "Il grande airone ha chiuso le ali. Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l'immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali, a sfiorare valli, monti, spiagge?". (di Roberto Gervaso - "A tu per tu")
venerdì 18 dicembre 2015
L'amore senza speranza...
"Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l'amore senza speranza... e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffellatte, la prepotenza esosa degli impresari... Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita". (Principe Antonio de Curtis, in arte Totò)
"Sono nato un 15 febbraio: acquariano, porta buono. Ma l'anno, che importanza può avere? Un attore non lo deve mai sapere. L'importante è sentirsi giovani. E io mi sento giovane e sempre pronto - se dovesse presentarsi un'occasione favorevole - a tornare ancora una volta sul palcoscenico e a togliere dal "cassetto dei ricordi" quel piumetto che un bersagliere del Terzo mi gettò una sera dal loggione ai tempi di "Eravamo sette sorelle". Quel piumetto che diede vita alla mia più felice e sfrenata improvvisazione..." (Principe Antonio de Curtis, in arte Totò)
sabato 31 ottobre 2015
E' fatale che io debba vivere così...
E' fatale che io debba vivere così, sempre in agitazione, in un'irrequietezza indescrivibile, assetato di desiderio, di mille desideri l'uno più strano ed alto dell'altro, dilaniato dall'amore, torturato dall'arte, pazzo sognatore che reco il cuore palpitante tra la folla impassibile, e cerco come per fatalità, in nuove cose tormenti nuovi, e vivo nel disordine, e lavoro con la stessa foga con cui tiro di spada, o poltrisco in torpori lunghi e spossanti, e languo nelle penombre lente dei salotti, e bevo avido l'aria vasta e la fulgida luce, prodigo, scialacquatore, temerario, generoso, affettuoso, innamorato di te, triste, gaio, da un'ora all'altra, indomabile e indomato. (lettera a Gisella Zucconi, datata 20 marzo 1882, di Gabriele D'Annunzio)
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