lunedì 31 agosto 2015
Il passo molto lento della giovinezza...
Il tempo, nella giovinezza, ha un passo molto più lento: perciò il primo quarto della nostra vita non solo è il più felice, ma anche il più lungo, quello che lascia il maggior numero di ricordi, tanto che ognuno, all'occasione, saprebbe raccontare più cose di quel solo periodo che non di due dei periodi successivi. Come nella primavera dell'anno, così anche in quella della vita le giornate cominciano ad avere una lunghezza persino gravosa. Invece nell'autunno, dell'anno come nella vita, le giornate sono più brevi, ma il tempo è più stabilmente sereno. (Capitolo VI - "Della differenza tra le età della vita" di Arthur Schopenhauer)
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venerdì 28 agosto 2015
Evitare di manifestare grande esultanza o grande dolore.
Nessun avvenimento dovrebbe indurci a manifestare grande esultanza o grande dolore, sia per la mutevolezza di tutte le cose che potrebbero da un momento all'altro modificarlo, sia per la fallacia del nostro giudizio riguardo a quanto può esserci di vantaggio o di danno: pressochè a ognuno è capitato di lamentarsi per qualcosa che in seguito si è rivelato quanto di meglio era possibile per lui, e di aver esultato per una cosa che poi è divenuta per lui fonte di gravissime sofferenze. Qui si consiglia invece l'atteggiamento così bene descritto da Shakespeare:
"I have felt so many quirks of joy and grief
that the first face of neither, on the start,
can woman me unto it."
traduzione:
"Ho già provato tanti salti di gioia e di dolore
che al loro primo manifestarsi non mi abbandonerò subito,
come una donnetta, a nessuno dei due".
In generale chi conserva la calma di fronte a ogni possibile disgrazia mostra di conoscere quanto enormi e innumerevoli siano i mali che minacciano l'esistenza: per cui egli considera quello subito una piccolissima parte di quanto potrebbe accadere: è l'atteggiamento degli stoici, secondo cui non si deve mai essere "conditionis humanae oblitus" (tradotto: "Dimentico della condizione umana"), ma occorre essere sempre memore che l'esistenza umana, in linea di massima, è una ben triste e miseranda sorte, e che i mali a cui è esposta sono infiniti. (di Arthur Schopenhauer - "Aforismi sulla saggezza del vivere")
1.2.3. Opere di Kendric Tonn.
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mercoledì 26 agosto 2015
La notte del non ritorno...
Per questo spesso mi sono sorpreso a pensare - molti anni dopo che mi avevate lasciato - che un giorno, andando avanti, probabilmente le nostre strade si sarebbero divise. Tu avresti continuato a camminare con il tuo passo regolare verso la meta - il rifugio, la vetta, la stella polare che orientava ogni tuo pensiero; io, non vedendo nulla di tutto ciò che vedevi tu, ad un certo punto, avrei iniziato ad annoiarmi. La noia avrebbe generato il desiderio di distrazione, così, davanti ad un bivio, prima o poi, ti avrei detto: "Sono curioso di vedere dove porta questo sentiero, vai pure avanti che ti raggiungo più tardi". Ma dopo il bivio, avrei trovato un viottolo e, dopo il viottolo, un sentiero impervio - tracciato forse da qualche camoscio - e anche quello mi sarebbe sembrato interessante, così sarei andato avanti e ancora avanti e, senza quasi accorgermene, la notte del non ritorno sarebbe rapidamente scesa sui miei passi.
Certo, tu avresti anche potuto tornare indietro, fermarti, spiegare, mostrare in cielo quella stella che io non ero in grado di vedere. Avresti potuto farlo, e sicuramente l'avresti fatto se io avessi avuto le orecchie aperte, gli occhi aperti. L'avresti fatto se io avessi abbassato la guardia, se davanti a te - invece del medico in grado di controllare ogni battito del cuore - avessi avuto il bambino che si sdraiava tra i campi, quel bambino che osservava il cielo e si stupiva, quel bambino che guardando le nubi, si domandava: "L'anima c'è? Cos'è? Da dove viene? Dove va?". (dal romanzo "Per sempre" di Susanna Tamaro)
1. Veduta del "Conero" da Loreto; 2. Scala all'interno del Santuario di Loreto; 3. Loggia sulla Piazza del Santuario di Loreto; 4. Raffigurazione di S. Michele (opera dell'artista Angelo) stl piazzale del Santuario di Loreto.
Certo, tu avresti anche potuto tornare indietro, fermarti, spiegare, mostrare in cielo quella stella che io non ero in grado di vedere. Avresti potuto farlo, e sicuramente l'avresti fatto se io avessi avuto le orecchie aperte, gli occhi aperti. L'avresti fatto se io avessi abbassato la guardia, se davanti a te - invece del medico in grado di controllare ogni battito del cuore - avessi avuto il bambino che si sdraiava tra i campi, quel bambino che osservava il cielo e si stupiva, quel bambino che guardando le nubi, si domandava: "L'anima c'è? Cos'è? Da dove viene? Dove va?". (dal romanzo "Per sempre" di Susanna Tamaro)
1. Veduta del "Conero" da Loreto; 2. Scala all'interno del Santuario di Loreto; 3. Loggia sulla Piazza del Santuario di Loreto; 4. Raffigurazione di S. Michele (opera dell'artista Angelo) stl piazzale del Santuario di Loreto.
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lunedì 24 agosto 2015
Mi spingeva alle soglie dell'arroganza...
Malgrado la tua apparente fragilità, tu eri in possesso di una maturità interiore molto superiore alla mia. Io avevo la certezza delle cose pratiche e quella certezza, a volte, mi spingeva alle soglie dell'arroganza. Tu ti muovevi, invece, con leggerezza ma, in quella leggerezza, non c'era alcun segno di indecisione. Pur sembrando svagata, sapevi perfettamente dove andare. Per ascoltarti davvero avrei dovuto essere umile - un sentimento che allora non conoscevo. (dal romanzo "Per sempre" di Susanna Tamaro)
sabato 15 agosto 2015
Avessi aspettato, per nascere...
Avessi aspettato, per nascere,
che mi fosse stato concesso di esistere,
non sarei ancora sulla Terra,
come potrete comprendere
se osservate il comportamento
di coloro che, per mettersi un pò in mostra,
rifiuterebbero volentieri la mia esistenza.
(da Xenie miti V, vv. 1442-48 di Johann Wolfgang Goethe)
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venerdì 7 agosto 2015
Sognare per non smettere di vedere.
Qualunque
idea ci si faccia di se stessi, ci si figura sempre vedenti. Io credo che
l'essere umano sogni solo per non smettere di vedere. E potrebbe anche darsi
che la luce interiore fuoriesca un giorno da noi così da non averne bisogno
d'altra. (Johann Wolfgang Goethe, dal libro "Le affinità elettive")
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venerdì 31 luglio 2015
Alcuni amori durano a lungo...
Alcuni amori durano a lungo perchè riescono continuamente a rinascere. L'amore non è un oggetto statico come una lastra di marmo, ma un sistema ricco di energia ed è fatto di onde come il mare, come la luce. E' un continuo allontanarsi e riavvicinarsi, è un continuo cercarsi e trovarsi. (Francesco Alberoni, "La rivoluzione si fa in coppia")
Scrivendo una lettera chiunque manifesta le proprie sofferenze più sincere, le mancanze anche edipiche, i sogni. E' una summa di tutto ciò che si prova quando si ama: l'attesa, il desiderio, la volontà di espandersi o anche di prendere in senso sessuale. E' il vero biglietto di visita di noi mentre amiamo. Ed è per questo che per tutti, anche per me, le lettere d'amore sono sempre una grandissima fonte di ispirazione e di sogno. (da un intervista a Roberto Vecchioni di Paolo Giordano)
1.2. Ponte che attraversa il porto canale di Bellaria Igea Marina.
Scrivendo una lettera chiunque manifesta le proprie sofferenze più sincere, le mancanze anche edipiche, i sogni. E' una summa di tutto ciò che si prova quando si ama: l'attesa, il desiderio, la volontà di espandersi o anche di prendere in senso sessuale. E' il vero biglietto di visita di noi mentre amiamo. Ed è per questo che per tutti, anche per me, le lettere d'amore sono sempre una grandissima fonte di ispirazione e di sogno. (da un intervista a Roberto Vecchioni di Paolo Giordano)
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mercoledì 29 luglio 2015
La voce della coscienza.... di Cristo
In un mondo carico di odio, la gente sogna di poter vivere lottando, sì, ma in modo che gli uomini, pur rimanendo avversari fierissimi, non diventino nemici. E, all'ultimo momento, la passione politica sia vinta dal buon senso. E l'ultima parola, in ogni conflitto, sia quella della coscienza. (Per coscienza, Giovannino Guareschi intendeva, naturalmente, la voce di Cristo dell'altar maggiore, quella che egli stesso definiva "la voce della mia coscienza") - (Dai racconti della saga di Peppone e Don Camillo) - Articolo di Egidio Bandini.
Foto 1 Ponte di Tiberio sul porto canale di Rimini; Foto 2.3 Ponte di legno sul fiume Marecchia di Rimini.
Foto 1 Ponte di Tiberio sul porto canale di Rimini; Foto 2.3 Ponte di legno sul fiume Marecchia di Rimini.
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venerdì 10 luglio 2015
I matematici e gli acusmatici...
Foto scattata da Febix96 all'interno del lago di Castel Gandolfo l'8 luglio 2015.
Tutto cominciò con Pitagora nel VI secolo a.C. Un giorno l'illustre filosofo disse ai suoi discepoli: "Ragazzi, qua gli uomnini si dividono in due categorie: i matematici, che poi saremmo noi, e gli acusmatici, che sarebbero tutti gli altri. I primi posseggono la conoscenza (màthema in greco) e sono per questo sempre rispettati, gli altri invece non contano nulla: devono solo sentire e basta. Ciò premesso, è bene che voi da oggi non vi facciate più capire: ogni volta che siete in presenza di un estraneo, ovvero di un acusmatico, parlate per codici, usando parole incomprensibili, se non addirittura dei numeri. Solo così riuscirete a conservare il potere". I discepoli non se lo fecero dire due volte e s'inventarono "ipso facto" il primo linguaggio per addetti ai lavori. Si racconta infine che uno degli allievi, tale Ippaso, abbia tradito il maestro e si sia messo a divulgare i segreti della setta, per la cronaca numeri irrazionali. Ebbene, non fece molta strada: colpito dalle maledizioni di Pitagora, naufragò a poche miglia da Crotone, mentre cercava disperatamente di prendere il largo. Da quel giorno nel mondo accademico, i divulgatori furono sempre considerati dei traditori della categoria, degni del massimo disprezzo. (tratto dal libro "Il caffè sospeso" di Luciano De Crescenzo)
Tutto cominciò con Pitagora nel VI secolo a.C. Un giorno l'illustre filosofo disse ai suoi discepoli: "Ragazzi, qua gli uomnini si dividono in due categorie: i matematici, che poi saremmo noi, e gli acusmatici, che sarebbero tutti gli altri. I primi posseggono la conoscenza (màthema in greco) e sono per questo sempre rispettati, gli altri invece non contano nulla: devono solo sentire e basta. Ciò premesso, è bene che voi da oggi non vi facciate più capire: ogni volta che siete in presenza di un estraneo, ovvero di un acusmatico, parlate per codici, usando parole incomprensibili, se non addirittura dei numeri. Solo così riuscirete a conservare il potere". I discepoli non se lo fecero dire due volte e s'inventarono "ipso facto" il primo linguaggio per addetti ai lavori. Si racconta infine che uno degli allievi, tale Ippaso, abbia tradito il maestro e si sia messo a divulgare i segreti della setta, per la cronaca numeri irrazionali. Ebbene, non fece molta strada: colpito dalle maledizioni di Pitagora, naufragò a poche miglia da Crotone, mentre cercava disperatamente di prendere il largo. Da quel giorno nel mondo accademico, i divulgatori furono sempre considerati dei traditori della categoria, degni del massimo disprezzo. (tratto dal libro "Il caffè sospeso" di Luciano De Crescenzo)
sabato 4 luglio 2015
Non bisogna mai aver fretta di giudicare dalla prime apparenze
Opera di Carlos Baca Flor.
C'era una volta un contadino cinese al quale era scappato un cavallo. Tutti i vicini cercarono di consolarlo, ma il vecchio cinese, calmissimo, rispose: "E chi vi dice che sia una disgrazia?". Accadde infatti che, il giorno dopo, proprio il cavallo che era fuggito ritornasse spontaneamente alla fattoria, portandosi dietro altri cinque cavalli selvaggi. I vicini, allora, si precipitarono dal vecchio cinese per congratularsi con lui, ma questi li fermò dicendo: "E chi vi dice che sia una fortuna?" Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cavalcando uno di questi cavalli selvaggi, cadde e si ruppe una gamba. Nuove frasi di cordoglio dei vicini e solito commento del vecchio cinese: "E chi vi dice che sia una disgrazia?" Manco a farlo apposta, scoppiò una guerra e l'unico a salvarsi fu proprio il figlio del contadino che, essendosi rotto una gamba, non era potuto partire per il fronte. Questa parabola non ha fine, e potremmo applicarla a molti avvenimenti della vita, pubblica e privata. Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive assolutamente inaspettate, basta attendere un pò e lasciare che le cose abbiano il loro corso. Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalla prime apparenze. (dal libro di Luciano De Crescenzo "Il caffè sospeso")
C'era una volta un contadino cinese al quale era scappato un cavallo. Tutti i vicini cercarono di consolarlo, ma il vecchio cinese, calmissimo, rispose: "E chi vi dice che sia una disgrazia?". Accadde infatti che, il giorno dopo, proprio il cavallo che era fuggito ritornasse spontaneamente alla fattoria, portandosi dietro altri cinque cavalli selvaggi. I vicini, allora, si precipitarono dal vecchio cinese per congratularsi con lui, ma questi li fermò dicendo: "E chi vi dice che sia una fortuna?" Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cavalcando uno di questi cavalli selvaggi, cadde e si ruppe una gamba. Nuove frasi di cordoglio dei vicini e solito commento del vecchio cinese: "E chi vi dice che sia una disgrazia?" Manco a farlo apposta, scoppiò una guerra e l'unico a salvarsi fu proprio il figlio del contadino che, essendosi rotto una gamba, non era potuto partire per il fronte. Questa parabola non ha fine, e potremmo applicarla a molti avvenimenti della vita, pubblica e privata. Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive assolutamente inaspettate, basta attendere un pò e lasciare che le cose abbiano il loro corso. Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalla prime apparenze. (dal libro di Luciano De Crescenzo "Il caffè sospeso")
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martedì 30 giugno 2015
Quella solita noia ansiosa che mi prende...
Opera di Pierre-Narcisse Guerin.
Rimasi seduto in attesa per una decina di minuti, con quella solita noia ansiosa che mi prende quando sta per succedere qualcosa di eccitante. Mi ricordai di tutte le volte che da ragazzo mi ero sentito troppo poco elegante o troppo rosso a causa dell'acne in posti molto meno fastosi di quello. Stavolta mi sentivo quasi del tutto sicuro di me. Non avevo i calzini bucati. Portavo una camicia nuovissima con i bottoni sul colletto non liso e di un blu non sbiadito. Le scarpe erano fatte a mano in Inghilterra. Le unghie pulite e uniformi, le orecchie prive di cerume, la faccia finalmente di un unico colore, un bianco pallido normannocon qualche minima cicatrice di acne che ci stava anche bene. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico")
Rimasi seduto in attesa per una decina di minuti, con quella solita noia ansiosa che mi prende quando sta per succedere qualcosa di eccitante. Mi ricordai di tutte le volte che da ragazzo mi ero sentito troppo poco elegante o troppo rosso a causa dell'acne in posti molto meno fastosi di quello. Stavolta mi sentivo quasi del tutto sicuro di me. Non avevo i calzini bucati. Portavo una camicia nuovissima con i bottoni sul colletto non liso e di un blu non sbiadito. Le scarpe erano fatte a mano in Inghilterra. Le unghie pulite e uniformi, le orecchie prive di cerume, la faccia finalmente di un unico colore, un bianco pallido normannocon qualche minima cicatrice di acne che ci stava anche bene. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico")
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domenica 28 giugno 2015
Vodka tonic perr abbordare gli uomini...
Teneva tre grandi piante su una cantoniera accanto alla finestra che dava sulla facciata del palazzo e non dimenticava mai di annaffiarle. Una volta a settimana faceva venire una donna delle pulizie per mezza giornata. Una volta lei gli disse che per essere un uomo era piuttosto ordinato. Dato che scriveva di affari e finanza gli amici davano per scontato che tenesse anche un portafoglio di investimenti, ma in realtà non avere un compagno nè dei figli gli dava scarsa motivazione ad accumulare ricchezze. Ogni mese versava una somma in un fondo previdenziale, sebbene pensare alla pensione a nemmeno quaran'anni lo deprimesse. Per vivere negli agi a New York aveva bisogno di quasi tutto il suo stipendio. Mangiava fuori cinque sere a settimana e spendeva una piccola fortuna in vodka tonic nei bar dove andava perr abbordare gli uomini. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico)
1.2. Opere di Gianni Bellini.
1.2. Opere di Gianni Bellini.
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lunedì 22 giugno 2015
La pelle rischiarata dalla luce lunare...
La luna era ricomparsa sulla sinistra e si vedeva benissimo l'isola sacra davanti e nient'altro, nessun'altra luce. Anna si sfilò la maglietta. Lui vide il seno rotondo, scuro, e la pelle rischiarata dalla luce lunare e i riflessi argentei sul fianco. Non si mosse. La guardò mentre con due dita tirava il legaccio dei pantaloni di tele che le scendevano giù sulle gambe brune, vide il seno tremare e il bacino di pelle solo leggermente più chiara, senza nessun segno del costume, sull'incavo nudo e una peluria appena accennata tra il filo delle anche ampie che si perdeva nel buio. Rimase ancora un attimo a guardarla come se la sua pelle fosse così calda da poter emettere da un momento all'altro una nuvola di vapore. Lei lo guardò piegando un pò la testa da una parte. Velocemente Lorenzo si tolse la maglietta e i calzoni, li lasciò lì da una parte e, nudo, si avvicinò a lei e la sfiorò tremante. "Ciao" disse in un soffio Anna. Lui passò le labbra vicinissime al suo collo senza baciarla, solo in un movimento morbido, intanto con una mano le carezzò il fianco, salì verso il seno sfiorandola, e si sentì così forte che si avvicinò ancora. Poi all'improvviso la prese per mano e la portò verso riva. Si tuffò in acqua e nuotò sotto per qualche metro, nel mare nero, poi riapparve e la aspettò. (brano tratto dal romanzo di Matteo Nucci "Sono comuni le cose degli amici" candidato al premio Strega 2010)
2) Opera di John Roddam Spencer Stanhope (1829-1908), Love and the Maiden.
2) Opera di John Roddam Spencer Stanhope (1829-1908), Love and the Maiden.
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sabato 20 giugno 2015
Ho superato un'orribile cura...
Opera di Mel Odom.
"Ho scontato sei mesi nell'isola di Raicher per aggressione, rapina, e resistenza all'arresto. Ho superato un'orribile cura e sono rimasto pulito per tutta la detenzione, anche se trovare della buona roba qui è molto più facile che per le strade... Però è stata dura. Quando rileggo questi diari, mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo, ammesso che mi importi. Comunque è finita con quei maiali galeotti che cercavano di stuprarmi nelle docce. È finita con gli schifosi carcerieri che mi cavavano il sangue delle caviglie per rivenderlo. Ora la mia mente è occupata da gentili pensieri. Pensavo che tutti hanno un padrino e una madrina. Mi chiedevo chi potevano essere il mio padrino e la mia madrina. Mia madre non veniva a trovarmi qui... dovevo aspettare di tornare a casa per chiederlo a lei!" (tratto dal film "The Basketball Diaries"-"Ritorno dal Nulla" con Leonardo DiCaprio "Jim Carroll")
"Ho scontato sei mesi nell'isola di Raicher per aggressione, rapina, e resistenza all'arresto. Ho superato un'orribile cura e sono rimasto pulito per tutta la detenzione, anche se trovare della buona roba qui è molto più facile che per le strade... Però è stata dura. Quando rileggo questi diari, mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo, ammesso che mi importi. Comunque è finita con quei maiali galeotti che cercavano di stuprarmi nelle docce. È finita con gli schifosi carcerieri che mi cavavano il sangue delle caviglie per rivenderlo. Ora la mia mente è occupata da gentili pensieri. Pensavo che tutti hanno un padrino e una madrina. Mi chiedevo chi potevano essere il mio padrino e la mia madrina. Mia madre non veniva a trovarmi qui... dovevo aspettare di tornare a casa per chiederlo a lei!" (tratto dal film "The Basketball Diaries"-"Ritorno dal Nulla" con Leonardo DiCaprio "Jim Carroll")
giovedì 18 giugno 2015
L'animo del saggio è come il mondo sulla luna...
14 Ti
insegnerò come tu possa renderti conto di non essere saggio. Il saggio è pieno
di gioia, allegro e sereno, imperturbabile; la sua vita è pari a quella degli
dèi. E ora esamina te stesso: se non sei mai triste, se nessuna speranza ti fa
trepidare in attesa del futuro, se notte e giorno il tuo spirito fiero e
soddisfatto di sé mantiene un atteggiamento stabile e sempre uguale, hai
toccato il culmine dell'umano bene; ma se cerchi dovunque ogni genere di
piaceri, sappi che ti mancano ugualmente saggezza e gioia. Vuoi raggiungerla,
ma sbagli se speri di arrivarci tra le ricchezze e gli onori: cerchi cioè la
gioia tra gli affanni: i falsi beni, cui aspiri convinto che ti daranno
contentezza e piacere, sono causa di dolori.
15
Tutti, lo ribadisco, tendono alla gioia, ma ignorano dove sia possibile
trovarne una duratura e intensa: c'è chi la cerca nei banchetti e
nell'intemperanza, chi nell'ambizione e nella folla dei clienti che gli si
accalcano intorno, chi nell'amante, chi poi nella vana ostentazione delle scienze
liberali e negli studi letterari che non giovano a niente; tutti costoro si
lasciano ingannare da piaceri fallaci e di breve durata, come l'ubriachezza che
fa scontare l'allegra pazzia di un'ora con un lungo malessere, come gli
applausi e il favore della folla acclamante che si ottiene e si paga a prezzo
di gravi preoccupazioni.
16
Riflettici; questo è il risultato della saggezza: una gioia stabile. L'animo
del saggio è come il mondo sulla luna: là c'è sempre il sereno. Hai, dunque, un
valido motivo per desiderare la saggezza: una gioia perpetua. Questa gioia
nasce unicamente dalla coscienza delle proprie virtù: può gioire solo l'uomo
forte, giusto, temperante.
17
"E allora?" chiedi. "Gli stolti e i malvagi non provano
gioia?" Non più dei leoni che conquistano la preda. Quando sono stanchi di
vino e di orge, quando hanno passato la notte negli stravizi, quando i piaceri
accumulati smisuratamente nel corpo cominciano a farlo marcire, allora,
infelici, gridano quel famoso verso virgiliano: Tu sai come abbiamo trascorso
l'ultima notte tra false gioie.
18 I
lussuriosi passano ogni notte tra false gioie e come se fosse l'ultima: ma
quella gioia che tocca agli dèi e a chi li emula è continua, senza fine;
finirebbe, se derivasse da altri. Ma poiché non è un dono di altri, non è
soggetta all'arbitrio altrui: la sorte non può strappare ciò che non ci ha
dato. Stammi bene. (da "Lettere a Lucilio" di Lucio Anneo Seneca)
1.2. Ernst Fuchs Museum of Vienna-Austria.
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mercoledì 17 giugno 2015
Cominciava a perdere luminosità...
Il filo sulla veranda era vuoto. La porta era chiusa e, dentro, il letto era ancora sfatto e il cucinino era pulito e non c'era niente di particolare in giro. Poggiò lo zainetto da una parte, si svestì, si mise il costume e uscì di nuovo. Era zuppo di sudore. Percorse la stradina fino alla piccola spiaggia, il bar era quasi vuoto, c'era una mucichetta bassa e poche grida di bambini che giocavano. Andò diritto verso il mare e si tuffò nell'acqua fredda che sembrava incolore, sotto al cielo che cominciava a perdere luminosità, la sabbia compatta del fondale e il sole bassissimo, quasi scomparso tra l'isola sacra e Naxos. Nuotava sott'acqua sfiorando il fondale grigiastro, buio, tornava e si immergeva di nuovo, poi arrivò alla fila di minuscole boe che segnavano il limite oltre il quale erano ancorati i gozzi dei pescatori. Si aggrappò a una cima e rimase a galleggiare supino. La corda ruvida bagnata fra le dita, l'acqua che gorgogliava nelle orecchie, il silenzio rotto da un motore di barca lontanissimo. (brano tratto dal romanzo "Sono comuni le cose degli amici" di Matteo Nucci)
domenica 14 giugno 2015
La banalità dei giorni...
Discus-thrower (discobolus) - The British Museum London.
Nei lunghi inverni di solitudine mi sono spesso chiesto come sarebbe il mondo intorno a me, se fosse ancora visto dai tuoi occhi. Quando dicevo "sono un uomo noioso" dicevo la verità. Per me tu eri come l'incantatore di serpenti, suonavi e io uscivo dalla cesta. Ma, senza la musica, i miei pensieri diventavano ristretti come quelli di un rettile. La tua fantasia era in grado di trasformare in meraviglioso anche l'evento più banale. Al contrario, io ho sempre avuto uno sguardo indagatore. Invece di costruire la realtà, preferisco sprofondarmi dentro, muovere la terra, scavare, andare avanti a fiuto e a tatto, per cercare di scoprire cosa si nasconde sotto la banalità dei giorni. Per questa ragione, credo, sono stato un buon medico. Per questo, forse, anche quassù non sono mai realmente solo, i pensieri mi fanno compagnia dissezionando ogni cosa con la meticolosa puntualità di un entomologo. (brano tratto dal romanzo di Susanna Tamaro "Per Sempre")
Nei lunghi inverni di solitudine mi sono spesso chiesto come sarebbe il mondo intorno a me, se fosse ancora visto dai tuoi occhi. Quando dicevo "sono un uomo noioso" dicevo la verità. Per me tu eri come l'incantatore di serpenti, suonavi e io uscivo dalla cesta. Ma, senza la musica, i miei pensieri diventavano ristretti come quelli di un rettile. La tua fantasia era in grado di trasformare in meraviglioso anche l'evento più banale. Al contrario, io ho sempre avuto uno sguardo indagatore. Invece di costruire la realtà, preferisco sprofondarmi dentro, muovere la terra, scavare, andare avanti a fiuto e a tatto, per cercare di scoprire cosa si nasconde sotto la banalità dei giorni. Per questa ragione, credo, sono stato un buon medico. Per questo, forse, anche quassù non sono mai realmente solo, i pensieri mi fanno compagnia dissezionando ogni cosa con la meticolosa puntualità di un entomologo. (brano tratto dal romanzo di Susanna Tamaro "Per Sempre")
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lunedì 8 giugno 2015
A causa della stupidità della...
Il fatto che un'opinione sia condivisa non prova che non sia assurda. A causa della stupidità della maggioranza, è molto più probabile che un giudizio diffuso sia sciocco. (Bertrand Russell, filosofo inglese, 1872-1970)
1.2. Grotte buddiste di Longmen. Località: Luoyang Cina
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sabato 6 giugno 2015
La notte è un inchiostro che divora...
La notte, invece quassù, è un inchiostro che divora ogni cosa, spariscono gli alberi, svanisce l'orizzonte della valle, spariscono la stalla, la slitta, la staccionata dell'orto. Svaniscono le forme e cambiano i rumori. I pettirossi, i merli, le gazze e le cornacchie si ritirano sui rami ghiacciati. Tra la paglia, gli agnelli si stringono alle madri senza più belare, solo il respiro li tiene uniti - due piccole nubi di fiato - e un fiato leggero esce anche dalla loro pelliccia, fuma nell'aria come il suolo di marzo quando la neve si scioglie e il cielo riscalda ogni cosa. La notte ha i suoi abitanti e sono abitanti senza volto. Il richiamo insistente del gufo, la voce acuta della civetta. Lontano, di tanto in tanto, si sente l'ululato solitario dei lupi inframmezzato all'abbaiare secco delle volpi intorno alle case. Quando poi il buio si stempera, sul suolo gelato echeggia lo scalpiccio dei cervi e il loro forte bramito che prelude all'accoppiamento. (brano tratto dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
1.2. Opere di Brian Richard Taddei.
1.2. Opere di Brian Richard Taddei.
mercoledì 3 giugno 2015
Bloccato dalla paura di essere scoperto...
Opera di John Singer Sergeant "Chiron and Achilles".
Quando Will disse: "Non sai mai cosa ci troverai là sotto", Jack cominciò a chiedersi ossessivamente a cosa si riferisse, cosa ci fosse da trovare là sotto a parte le matasse di peli pubici marrone topo, le palle delle dimensioni di uova di quaglia, alte e raggrinzite in una sacca ricoperta di una stuoia di peli ancora più corti e grezzi, intessuti in un parrucchino pubico talmente fitto da nascondere la pelle, e poi un pene medio-piccolo e circonciso, da sobborgo cittadino, del tipo che Jack associava alle docce del collegio, e infine i peli che gli percorrevano l'interno delle cosce andando a sfumare sulle gambe nella più ovvia delle pelurie bionde scolorite dal sole, e anche quella gli ricordava i giocatori di basket delle superiori a bordo campo, coi loro pantaloncini tirati sulle gambe e i gomiti sulle ginocchia. All'epoca, dovette ammettere Jack, era bloccato dalla paura di essere scoperto a fissarli; al tempo delle superiori non si rendeva conto di quanto fosse attratto da quelle gambe lunghe, pelose e muscolose, e di come l'occhio seguisse le linee di pelo su, fino al tesoro nascosto. (dal libro di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico"
Opera di John Singer Sergeant "Hercules".
Quando Will disse: "Non sai mai cosa ci troverai là sotto", Jack cominciò a chiedersi ossessivamente a cosa si riferisse, cosa ci fosse da trovare là sotto a parte le matasse di peli pubici marrone topo, le palle delle dimensioni di uova di quaglia, alte e raggrinzite in una sacca ricoperta di una stuoia di peli ancora più corti e grezzi, intessuti in un parrucchino pubico talmente fitto da nascondere la pelle, e poi un pene medio-piccolo e circonciso, da sobborgo cittadino, del tipo che Jack associava alle docce del collegio, e infine i peli che gli percorrevano l'interno delle cosce andando a sfumare sulle gambe nella più ovvia delle pelurie bionde scolorite dal sole, e anche quella gli ricordava i giocatori di basket delle superiori a bordo campo, coi loro pantaloncini tirati sulle gambe e i gomiti sulle ginocchia. All'epoca, dovette ammettere Jack, era bloccato dalla paura di essere scoperto a fissarli; al tempo delle superiori non si rendeva conto di quanto fosse attratto da quelle gambe lunghe, pelose e muscolose, e di come l'occhio seguisse le linee di pelo su, fino al tesoro nascosto. (dal libro di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico"
Opera di John Singer Sergeant "Hercules".
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domenica 31 maggio 2015
Si vergogna dei pensieri che ha avuto...
Venti letti di metallo occupano la camerata, disposti uno di fronte all'altro su due file da dieci. Hanno materassi sottili coperti da lenzuola bianche, ma niente cuscini. Poichè Jyoti sta pulendo, è là sopra che si ritirano i suoi compagni, e infatti sono ancora quasi tutti radunati su quello vicino alla finestra, a giocare a un gioco di parole. Hanno smesso di cantare "Railgaadi" e sono arrivati al punto in cui devono trovare una canzone che inizia con la "V". Senza staccare gli occhi da Chamdi, Jyoti intinge un pesante straccio grigio in un secchio che contiene una miscela d'acqua e disinfettante, poi lo sbatte per terra. Chamdi la guarda e sorride. Jyoti lavora all'orfanotrofio da molti anni, insieme al marito Raman, e Chamdi sa che non ce l'ha con lui. Anzi, adesso sarebbe bello che smettesse di lavare e gli preparasse un tè, ma per quello dovranno aspettare tutti che abbia finito. Oggi si è messa l'olio nei capelli, e l'odore di olio e disinfettante aleggia nell'intera camerata. Chamdi lancia un'occhiata nel grande secchio verde, all'acqua torbida di sudiciume, e gli torna in mente il pozzo. Subito distoglie lo sguardo e si dirige verso la sala di preghiera. Nessuno saprà mai che ha pensato di buttarsi, si dice. Nessuno, tranne l'uomo che sta nella sala, bello e imponente come un gigante. Non riesce nemmeno a guardarlo. Si vergogna dei pensieri che ha avuto, soprattutto visto che quell'uomo ha sofferto più di chiunque altro Chamdi conosca. Gesù. (tratto dal romanzo "Il bambino con i petali in tasca" di Anosh Irani)
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venerdì 29 maggio 2015
Fumarono insieme per la prima volta...
Una fredda sera d'inverno Will andò a cena da lui, non dalle ragazze ma proprio a casa di Jack, che quel pomeriggio gli aveva detto: "Ehi, se non ti fanno schifo gli avanzi, ieri sera ho preparato la mia prima vera cena". Ciò che Jack aveva omesso di dire è che a Will non sarebbero stati serviti degli avanzi, ma uno stufato di manzo che Jack aveva preparato la sera prima appositamente per lui."Forse più tardi verranno anche le ragazze" aggiunse Jack, ma in realtà non le aveva neanche invitate. Dopo cena Jack rollò una canna e i due fumarono insieme per la prima volta. Ascoltarono Dionne Warwick e continuarono a scambiarsi misteriosi sorrisetti, come se stessero decifrando gli stessi messaggi segreti nello stesso identico momento. Will, sdraiato sul divano, buttò la testa all'indietro e chiuse gli occhi. La grossa mano solcata dal blu delle vene, con i radi peletti dorati delle nocche, giaceva immobile sul cuscino accanto a lui. (tratto dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico")
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mercoledì 27 maggio 2015
Come i Romani, come gli antichi Romani...
Il caldo a Villa Negromonte era una mania. Ai primi di marzo le stanze erano ancora riscaldate come se fossimo in Siberia. I termosifoni erano accesi a qualsiasi ora, e si sarebbe crepati di caldo anche a voler andare in giro nudi. Lo Sciacallo aveva fatto passare i tubi dell'acqua calda sotto il pavimento, e indicando le grandi lastre di marmo dalle quali emanava un caldo che trapassava qualsiasi scarpa si vantava della sua modifica: "Come i Romani, come gli antichi Romani!". Era per questo che nella villa quasi tutti giravano con i sandali, e si sentiva lo sbattere delle suole sul marmo per tutto il giorno. Ferdinando diceva che ormai nel vecchio edificio i Negromonte stavano troppo sacrificati, e per allargarsi si erano presi il parco della Floridiana. Che significava, che era proprietà dello Stato? Ma allora non avevo capito niente! "Sciacà, ma tu non ci spieghi niente al nostro giovane? 'O Stato! E' capito? Questo parla ancora di Stato!" I Negromonte avevano messo le mani sulla Floridiana con la formula della "concessione temporanea", e stavano ridisegnando da capo il parco e la villa per tornare alla tradizione. Ferdinando si portava sempre appresso il fratello perchè era il progettista, ma era afferrato dall'insofferenza per le sue lunghe pause e lo interrompeva in continuazione. (dal romanzo di Giuseppe Montesano "Di questa vita menzognera")
Foto 1.2. Comune di Monte Argentario (GR), spiaggia la "Feniglia" Frazione Porto Ercole e Cala Calera.
Foto 1.2. Comune di Monte Argentario (GR), spiaggia la "Feniglia" Frazione Porto Ercole e Cala Calera.
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sabato 23 maggio 2015
Con quei suoi sorrisi avari...
Quella sera, su un letto troppo piccolo per il suo corpo lungo e sgraziato, Jack si rigirò con tanta insistenza che finì per spingere le coperte in terra e i piedi gli rimasero ciondolanti al freddo. Dovette dormire su un fianco con le ginocchie raccolte sul petto. Sfregava lentamente un piede contro l'altro per scaldarsi. Ce l'aveva con Paul per averlo deriso come faceva con quella culona di Wendy. Ma sarebbe stato troppo facile ridurre tutto a una presunta superiorità di Paul, con quei suoi sorrisi avari, la distaccata arroganza, la striscia di vernice blu cobalto che gli tagliava in diagonale il costato, la sua andatura a lunghe falcate, le natiche imbottite, lo scroto rosso e venoso come una foglia in autunno sotto la pioggia, e il pene grosso e scuro come una sanguisuga nel momento in cui te la strappi di dosso inorridito. (tratto dal romanzo "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White)
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lunedì 18 maggio 2015
Non sarai lo stesso...
Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio ed è che tu, uscito da quel vento non sarai lo stesso che vi è entrato. (Haruki Murakami)
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lunedì 11 maggio 2015
Quei ragazzi insolenti e spavaldi...
Per Jack, originario di un'eccentrica famiglia del Midwest, essere un gentiluomo significava aprire la porta alle signore e non dire parolacce in loro presenza. Era andato al collegio, uno fuori Detroit frequentato da tutti i rampolli della "città dell'auto". Ci si giudicava in base alla macchina, non ai modi o ai vestiti. Sebbene tutti gli studenti fossero tenuti a indossare unifome e cravatta, le giacche erano spesso di grandi magazzini, sgualcite e dozzinali. Perchè preoccuparsi dei vestiti quando si poteva andare su e giù per le stradine alberate di Bloomfield Hill su una Corvette, una Austin-Healey o una Thundebird, o bruciare un uomo d'affari al semaforo su Woodward Avenue? Pur essendo a suo modo un secchione raffinato, Jack era anche abituato alla compagnia dei ragazzi insolenti e spavaldi che abitavano quel mondo chiassoso e tutto al maschile di colpi all'armadietto scolastico, ginocchia sporche di fango, nasi rotti e pasti ingurgitati nell'enorme mensa simil-gotica che chiamavano la "cattedrale dei carboidrati". (tratto dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White)
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venerdì 8 maggio 2015
Il mondo giallo...
"Il mondo giallo" è il nome che ho dato ad un modo di vivere, di vedere la vita, di nutrirsi delle lezioni imparate nei momenti brutti e in quelli belli. Il mondo giallo è fatto di scoperte e in particolare di scoperte gialle, dalle quali prende il nome. Ma ci arriviamo tra un pò, un attimo di pazienza. Intanto ti posso assicurare che in quell'universo non ci sono regole. Ogni mondo ha le sue regole, ma quello giallo fa eccezione. Non amo le regole e non le ho mai volute nel mio mondo. Non avrebbe senso. Non le credo necessarie; non servono a niente, esistono solo per essere trasgredite. Da come la vedo io, niente di quello che ci spacciano per sacro lo è davvero; niente di quello che ci dicono essere giusto lo è. C'è sempre un altro lato della medaglia, un secondo modo di vedere le cose. Ho sempre creduto che il vero mondo sia quello giallo. Quello che vediamo nei film è un universo di falsi luoghi comuni, che finisce per sembrarci reale. Ti mostrano come dovrebbe essere l'amore, ma quando ti innamori ti accorgi che non è per niente come al cinema. Ti fanno vedere cos'è il sesso, ma quando lo fai scopri che non ci assomiglia neanche lontanamente. Ti fanno addirittura vedere come dovrebbero finire le storie d'amore, e come risultato la gente si dà appuntamento in un bar per lasciarsi, emulando la scena di un film.
E non funziona, ovvio, non può funzionare, perchè nel mondo della celluloide la cosa si risolve in cinque minuti; tu invece ci metti sei ore e alla fine non hai nemmeno chiuso con quella persona, anzi, ti ritrovi a farle una proposta di matrimonio o a giurarle di volere un figlio. (tratto dal libro "Braccialetti rossi" di Albert Espinosa)
E non funziona, ovvio, non può funzionare, perchè nel mondo della celluloide la cosa si risolve in cinque minuti; tu invece ci metti sei ore e alla fine non hai nemmeno chiuso con quella persona, anzi, ti ritrovi a farle una proposta di matrimonio o a giurarle di volere un figlio. (tratto dal libro "Braccialetti rossi" di Albert Espinosa)
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