Opera di Carlo Bertocci.
Sul cavalcavia della stazione Tiburtina, due ragazzi spingevano un carretto con sopra delle poltrone. Era mattina, e sul ponte i vecchi autobus, quello per Monte Sacro, quello per Tiburtino III, quello per Settecamini, e il 409 che voltava subito sotto il ponte, giù per Casal Bertone e l'Acqua Bulicante, verso Porta Furba, cambiavano marcia raschiando in mezzo alla folla, tra i tricicli e i carretti degli stracciaroli, le biciclette dei pischelli e i birrroccioni dei rossi burini che se tornavano calmi calmi dai mercati verso gli orti della periferia. Anche i marciapiedi scrostrati ai lati del ponte, erano tutti pieni di gente: colonne di operai, di sfaccendati, di madri di famiglia scese dal tram al Portonaccio, proprio sotto i muraglioni del Verano e che trascinavano le borse piene di carciofoli e cotiche, verso le casupole della via Tiburtina, o verso qualche grattacielo, costruito da poco, tra i rottami in mezzo ai cantieri, ai depositi di ferrivecchi e di legname, alle grosse fabbriche di Fiorentini, o della Romana Compensati. Proprio in cima al ponte, tra la marea di macchine e di pedoni, i due ragazzi che trascinavano il carretto a strappi, senza badare agli zompi che faceva sulle buche del selciato, e andandosene più adagio che potevano, si fermarono, e si misero a sedere sui bordi del carretto. Uno tirò fuori dal fondo d'una saccoccia una cicca e se l'accese. L'altro appoggiato al bracciale di una poltrona, a striscioni rossi e bianchi, aspettò il suo turno per tirare una boccata, e per il caldo si tolse di sotto i calzoni la maglietta nera. Ma l'altro continuava a fumare senza badargli. "Aoh", fece allora, "me 'a voi dà sta cica?" "Tiè, basta che te stai zitto", disse l'altro passandogliela. (tratto dal libro di Pier Paolo Pasolini, "Ragazzi di vita")
venerdì 20 novembre 2015
venerdì 6 novembre 2015
Non ne sentivo la mancanza...
Ponte di Tokio Japan.
D'inverno, da queste parti, le giornate sono lunghe, non passa quasi nessuno. Ho una piccola radio che si carica con il sole, me l'ha regalata una signora che si è fermata a parlare con me l'estate scorsa. Non ne sentivo la mancanza, ma rifiutare un regalo è un gesto di grande indelicatezza, così per mesi quella piccola scatola nera è rimasta su una mensola della cucina. Poi, quest'autunno, dopo giorni di pioggia interminabili, l'ho accesa. La prima impressione è stata quella di una ferita: due conduttori, con toni esagitati, parlavano di assolute sciocchezze. Al primo intervento ho cambiato canale, ma non mi è andata molto meglio e così, dopo un paio di altri tentativi, l'ho spenta. Avevo la netta sensazione che qualcuno mi avesse preso per le spalle e mi avesse scosso con violenza. Tutti i miei pensieri, tutta la mia energia erano sottosopra. (tratto dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
D'inverno, da queste parti, le giornate sono lunghe, non passa quasi nessuno. Ho una piccola radio che si carica con il sole, me l'ha regalata una signora che si è fermata a parlare con me l'estate scorsa. Non ne sentivo la mancanza, ma rifiutare un regalo è un gesto di grande indelicatezza, così per mesi quella piccola scatola nera è rimasta su una mensola della cucina. Poi, quest'autunno, dopo giorni di pioggia interminabili, l'ho accesa. La prima impressione è stata quella di una ferita: due conduttori, con toni esagitati, parlavano di assolute sciocchezze. Al primo intervento ho cambiato canale, ma non mi è andata molto meglio e così, dopo un paio di altri tentativi, l'ho spenta. Avevo la netta sensazione che qualcuno mi avesse preso per le spalle e mi avesse scosso con violenza. Tutti i miei pensieri, tutta la mia energia erano sottosopra. (tratto dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
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mercoledì 4 novembre 2015
Amo ferocemente, disperatamente la vita...
Opera di Christian Schoeler.
Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l'erba, la gioventù. L'amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro. (dal libro di Pier Paolo Pasolini, "Il cinema in forma di poesia")
Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l'erba, la gioventù. L'amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro. (dal libro di Pier Paolo Pasolini, "Il cinema in forma di poesia")
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martedì 3 novembre 2015
Pei lungoteveri a rimorchiare...
"Palladio", Teatro Olimpico di Vicenza.
Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare. Con una compagnia di maschi uguali a lui, tutti vestiti di bianco, scese giù alla chiesa della Divina Provvidenza, dove alle nove Don Pizzuto gli fece la comunione e alle undici il vescovo lo cresimò. (tratto dal romanzo "Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini)
Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare. Con una compagnia di maschi uguali a lui, tutti vestiti di bianco, scese giù alla chiesa della Divina Provvidenza, dove alle nove Don Pizzuto gli fece la comunione e alle undici il vescovo lo cresimò. (tratto dal romanzo "Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini)
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sabato 31 ottobre 2015
E' fatale che io debba vivere così...
E' fatale che io debba vivere così, sempre in agitazione, in un'irrequietezza indescrivibile, assetato di desiderio, di mille desideri l'uno più strano ed alto dell'altro, dilaniato dall'amore, torturato dall'arte, pazzo sognatore che reco il cuore palpitante tra la folla impassibile, e cerco come per fatalità, in nuove cose tormenti nuovi, e vivo nel disordine, e lavoro con la stessa foga con cui tiro di spada, o poltrisco in torpori lunghi e spossanti, e languo nelle penombre lente dei salotti, e bevo avido l'aria vasta e la fulgida luce, prodigo, scialacquatore, temerario, generoso, affettuoso, innamorato di te, triste, gaio, da un'ora all'altra, indomabile e indomato. (lettera a Gisella Zucconi, datata 20 marzo 1882, di Gabriele D'Annunzio)
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lunedì 19 ottobre 2015
Dell'intromissione di un terzo...
Non
vi è nulla che abbia maggiormente rilevanza, in qualsiasi circostanza,
dell'intromissione di un terzo. Ho visto amici, fratelli, innamorati, coniugi i
cui rapporti sono completamente cambiati, le cui condizioni si sono del tutto
invertite a causa dell'intervento casuale o deliberato d'una terza persona. (Johann Wolfgang Goethe,
dal libro "Le affinità elettive")
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domenica 11 ottobre 2015
Non si deve mai manifestare collera...
Lasciar trapelare collera oppure odio da parole o da espressioni del viso è inutile, è pericoloso, è sciocco, ridicolo e volgare. Quindi non si deve mai manifestare collera, nè odio altrimenti che con i fatti. Questa seconda cosa riuscirà tanto meglio quanto più accuratamente si sarà evitata la prima. Solo gli animali a sangue freddo sono velenosi. (Arthur Shopenhauer, filosofo)
sabato 10 ottobre 2015
In piena notte sento un rumore.
Natural History Museum. London. Great Britain
Non saprei di cosa parlare... Della morte o dell'amore? O magari è lo stesso?... Di cosa allora?
...Ci eravamo sposati da poco. Quando uscivamo assieme ci tenevamo sempre per mano, anche se entravamo in un negozio... Io gli dicevo: "Ti amo". Ma non sapevo ancora quanto... Non ne avevo idea... Vivevamo negli alloggi del reparto dei Vigili del fuoco dove lui prestava servizio. Al primo piano. E c'erano altre tre giovani famiglie, la cucina era in comune. Di sotto, al pianterreno, c'era la rimessa delle macchine antincendio. I rossi carri dei pompieri. Era il suo lavoro. Io sapevo sempre dove si trovava, quello che rischiava. In piena notte sento un rumore. Guardo dalla finestra. Lui mi vede: "Chiudi le soprafinestre e torna a dormire. C'è un incendio alla centrale. Tornerò presto". Lo scoppio vero e proprio non l'ho visto. Solo fiamme. Era tutto illuminato... Tutto il cielo... Le fiamme alte. La fuliggine che ricadeva. Un calore terribile. E lui che non arrivava. La fuliggine veniva del bitume che bruciava, il tetto della centrale era coperto di bitume. Più tardi lui mi racconterà che ci avevano camminato sopra ed era molle come la pece. Loro spegnevano le fiamme. Gettavano giù a pedate pezzi di grafite incendiati... Erano partiti così com'erano, in camicia, senza indossare la tenuta protettiva. Non li aveva avvertiti nessuno, li avevano chiamati come per un normale incendio. (tratto dal libro "Preghiera per Chernobyl" di Svetiana Aleksievic, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2015)
Non saprei di cosa parlare... Della morte o dell'amore? O magari è lo stesso?... Di cosa allora?
...Ci eravamo sposati da poco. Quando uscivamo assieme ci tenevamo sempre per mano, anche se entravamo in un negozio... Io gli dicevo: "Ti amo". Ma non sapevo ancora quanto... Non ne avevo idea... Vivevamo negli alloggi del reparto dei Vigili del fuoco dove lui prestava servizio. Al primo piano. E c'erano altre tre giovani famiglie, la cucina era in comune. Di sotto, al pianterreno, c'era la rimessa delle macchine antincendio. I rossi carri dei pompieri. Era il suo lavoro. Io sapevo sempre dove si trovava, quello che rischiava. In piena notte sento un rumore. Guardo dalla finestra. Lui mi vede: "Chiudi le soprafinestre e torna a dormire. C'è un incendio alla centrale. Tornerò presto". Lo scoppio vero e proprio non l'ho visto. Solo fiamme. Era tutto illuminato... Tutto il cielo... Le fiamme alte. La fuliggine che ricadeva. Un calore terribile. E lui che non arrivava. La fuliggine veniva del bitume che bruciava, il tetto della centrale era coperto di bitume. Più tardi lui mi racconterà che ci avevano camminato sopra ed era molle come la pece. Loro spegnevano le fiamme. Gettavano giù a pedate pezzi di grafite incendiati... Erano partiti così com'erano, in camicia, senza indossare la tenuta protettiva. Non li aveva avvertiti nessuno, li avevano chiamati come per un normale incendio. (tratto dal libro "Preghiera per Chernobyl" di Svetiana Aleksievic, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2015)
martedì 6 ottobre 2015
E' consentito tutto ciò che è vietato...
In Germania è vietato tutto ciò che non è consentito. In Inghilterra è consentito tutto ciò che non è vietato. In Russia è consentito tutto ciò che è vietato. (Rudolf von Jhering - giutista tedesco 1818-1892)
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mercoledì 30 settembre 2015
Una vera e propria ribellione...
Biblioteca Central, Universidad Nacional Autónoma de México.
Tra tutte le storie, la mia preferita era quella di Noè - c'erano pochi uomini e molti animali - e questo mi sembrava già un preludio per essere felici. Negli altri episodi, infatti, gli uomini combinavano solo guai, seminando dolore e morte. Quando venni a conoscenza, poi, della storia di Abramo e Isacco, ebbi una vera e propria ribellione che si spinse fino a rifiutare di disegnare la scena sul quaderno, come mi era stato chiesto da don Mangialupi. "Nò, non lo farò" dissi a voce alta. "Nò?" ripetè incredulo il prete. "Nò" insistetti. "Perchè un Dio così buono che fa gli angeli non può essere così cattivo da chiedere a un padre di uccidere il figlio." (tratto dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
Tra tutte le storie, la mia preferita era quella di Noè - c'erano pochi uomini e molti animali - e questo mi sembrava già un preludio per essere felici. Negli altri episodi, infatti, gli uomini combinavano solo guai, seminando dolore e morte. Quando venni a conoscenza, poi, della storia di Abramo e Isacco, ebbi una vera e propria ribellione che si spinse fino a rifiutare di disegnare la scena sul quaderno, come mi era stato chiesto da don Mangialupi. "Nò, non lo farò" dissi a voce alta. "Nò?" ripetè incredulo il prete. "Nò" insistetti. "Perchè un Dio così buono che fa gli angeli non può essere così cattivo da chiedere a un padre di uccidere il figlio." (tratto dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
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lunedì 28 settembre 2015
Dimenticare, in un oblio felice...
Trascorre un'ora; le guglie delle chiese e i tetti dei principali edifici iniziano a tingersi della luce del sole che sta appena nascendo; e le strade, pian piano, in modo quasi impercettibile, tornano piene di trambusto e di animazione. I carretti dei mercati si trascinano lentamente; i carrettieri ancora mezzo addormentati incitano con impazienza i cavalli stanchi, o cercano inutilmente di svegliare il ragazzo, che, sdraiato beatamente in cima ai cesti della frutta, si è dimenticato, in un oblio felice, la curiosità così a lungo accarezzata di poter finalmente ammirare le meraviglie di Londra. (Stralcio del primo racconto inedito di Charles Dickens - 1812/1870 - datato 1836 dove raccoglieva le proprie impressioni sulla vita quotidiana della città. E' l'autore inglese di "David Copperfield" e "Oliver Twist")
mercoledì 23 settembre 2015
Consideriamo la vita senza fine e...
Finchè siamo giovani, possono dirci quello che vogliono, noi consideriamo la vita senza fine e così ci regoliamo pure con il tempo. Più andiamo avanti con gli anni e più, del nostro tempo, facciamo economia. Perchè nella vecchiaia ogni giornata spesa male suscita una sensazione analoga a quella che prova a ogni passo il criminale condotto al patibolo. (tratto dal capitolo "Della differenza tra le età della vita" di Arthur Schopenhauer - "Aforismi sulla saggezza del vivere")
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martedì 8 settembre 2015
L'inerzia dei giusti che stanno a guardare...
"Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare. (Albert Einstein)
domenica 6 settembre 2015
Sembra un altro mondo...
Sydney Opera House
“Il Portogallo sembra vero, sembra un altro mondo. Quando vado a Lisbona cammino per le strade della città come se ci fossi sempre stato. Non mi era successo quando la visitai per la prima volta nel 1968, ma quando nel 1989 ci andai per la seconda volta ebbi l’impressione di essere sempre stato in quella città, sentivo in ogni angolo il ricordo sfumato di averla già battuta. Quando? Non lo sapevo. Ma ci ero già stato prima di esserci mai stato.” (di Enrique Vila-Matas – dal libro “Il Mal di Montano”)
“Il Portogallo sembra vero, sembra un altro mondo. Quando vado a Lisbona cammino per le strade della città come se ci fossi sempre stato. Non mi era successo quando la visitai per la prima volta nel 1968, ma quando nel 1989 ci andai per la seconda volta ebbi l’impressione di essere sempre stato in quella città, sentivo in ogni angolo il ricordo sfumato di averla già battuta. Quando? Non lo sapevo. Ma ci ero già stato prima di esserci mai stato.” (di Enrique Vila-Matas – dal libro “Il Mal di Montano”)
mercoledì 2 settembre 2015
Il Saggio arriva senza partire...
Chi pratica il "Tao" (Tao, in cinese, vuol dire
“la via”) non ha che da essere in pace con se stesso, perché…
Senza uscire dalla porta
Conosce tutto quel che c’è da conoscere
Senza guardare dalla finestra
Vede le vie del cielo
Perché più lontano si va
Meno si capisce
Il Saggio arriva senza partire
Vede senza guardare
Fa senza fare. (di Tiziano Terzani, dal libro "Un altro giro di giostra")
Senza uscire dalla porta
Conosce tutto quel che c’è da conoscere
Senza guardare dalla finestra
Vede le vie del cielo
Perché più lontano si va
Meno si capisce
Il Saggio arriva senza partire
Vede senza guardare
Fa senza fare. (di Tiziano Terzani, dal libro "Un altro giro di giostra")
lunedì 31 agosto 2015
Il passo molto lento della giovinezza...
Il tempo, nella giovinezza, ha un passo molto più lento: perciò il primo quarto della nostra vita non solo è il più felice, ma anche il più lungo, quello che lascia il maggior numero di ricordi, tanto che ognuno, all'occasione, saprebbe raccontare più cose di quel solo periodo che non di due dei periodi successivi. Come nella primavera dell'anno, così anche in quella della vita le giornate cominciano ad avere una lunghezza persino gravosa. Invece nell'autunno, dell'anno come nella vita, le giornate sono più brevi, ma il tempo è più stabilmente sereno. (Capitolo VI - "Della differenza tra le età della vita" di Arthur Schopenhauer)
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venerdì 28 agosto 2015
Evitare di manifestare grande esultanza o grande dolore.
Nessun avvenimento dovrebbe indurci a manifestare grande esultanza o grande dolore, sia per la mutevolezza di tutte le cose che potrebbero da un momento all'altro modificarlo, sia per la fallacia del nostro giudizio riguardo a quanto può esserci di vantaggio o di danno: pressochè a ognuno è capitato di lamentarsi per qualcosa che in seguito si è rivelato quanto di meglio era possibile per lui, e di aver esultato per una cosa che poi è divenuta per lui fonte di gravissime sofferenze. Qui si consiglia invece l'atteggiamento così bene descritto da Shakespeare:
"I have felt so many quirks of joy and grief
that the first face of neither, on the start,
can woman me unto it."
traduzione:
"Ho già provato tanti salti di gioia e di dolore
che al loro primo manifestarsi non mi abbandonerò subito,
come una donnetta, a nessuno dei due".
In generale chi conserva la calma di fronte a ogni possibile disgrazia mostra di conoscere quanto enormi e innumerevoli siano i mali che minacciano l'esistenza: per cui egli considera quello subito una piccolissima parte di quanto potrebbe accadere: è l'atteggiamento degli stoici, secondo cui non si deve mai essere "conditionis humanae oblitus" (tradotto: "Dimentico della condizione umana"), ma occorre essere sempre memore che l'esistenza umana, in linea di massima, è una ben triste e miseranda sorte, e che i mali a cui è esposta sono infiniti. (di Arthur Schopenhauer - "Aforismi sulla saggezza del vivere")
1.2.3. Opere di Kendric Tonn.
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mercoledì 26 agosto 2015
La notte del non ritorno...
Per questo spesso mi sono sorpreso a pensare - molti anni dopo che mi avevate lasciato - che un giorno, andando avanti, probabilmente le nostre strade si sarebbero divise. Tu avresti continuato a camminare con il tuo passo regolare verso la meta - il rifugio, la vetta, la stella polare che orientava ogni tuo pensiero; io, non vedendo nulla di tutto ciò che vedevi tu, ad un certo punto, avrei iniziato ad annoiarmi. La noia avrebbe generato il desiderio di distrazione, così, davanti ad un bivio, prima o poi, ti avrei detto: "Sono curioso di vedere dove porta questo sentiero, vai pure avanti che ti raggiungo più tardi". Ma dopo il bivio, avrei trovato un viottolo e, dopo il viottolo, un sentiero impervio - tracciato forse da qualche camoscio - e anche quello mi sarebbe sembrato interessante, così sarei andato avanti e ancora avanti e, senza quasi accorgermene, la notte del non ritorno sarebbe rapidamente scesa sui miei passi.
Certo, tu avresti anche potuto tornare indietro, fermarti, spiegare, mostrare in cielo quella stella che io non ero in grado di vedere. Avresti potuto farlo, e sicuramente l'avresti fatto se io avessi avuto le orecchie aperte, gli occhi aperti. L'avresti fatto se io avessi abbassato la guardia, se davanti a te - invece del medico in grado di controllare ogni battito del cuore - avessi avuto il bambino che si sdraiava tra i campi, quel bambino che osservava il cielo e si stupiva, quel bambino che guardando le nubi, si domandava: "L'anima c'è? Cos'è? Da dove viene? Dove va?". (dal romanzo "Per sempre" di Susanna Tamaro)
1. Veduta del "Conero" da Loreto; 2. Scala all'interno del Santuario di Loreto; 3. Loggia sulla Piazza del Santuario di Loreto; 4. Raffigurazione di S. Michele (opera dell'artista Angelo) stl piazzale del Santuario di Loreto.
Certo, tu avresti anche potuto tornare indietro, fermarti, spiegare, mostrare in cielo quella stella che io non ero in grado di vedere. Avresti potuto farlo, e sicuramente l'avresti fatto se io avessi avuto le orecchie aperte, gli occhi aperti. L'avresti fatto se io avessi abbassato la guardia, se davanti a te - invece del medico in grado di controllare ogni battito del cuore - avessi avuto il bambino che si sdraiava tra i campi, quel bambino che osservava il cielo e si stupiva, quel bambino che guardando le nubi, si domandava: "L'anima c'è? Cos'è? Da dove viene? Dove va?". (dal romanzo "Per sempre" di Susanna Tamaro)
1. Veduta del "Conero" da Loreto; 2. Scala all'interno del Santuario di Loreto; 3. Loggia sulla Piazza del Santuario di Loreto; 4. Raffigurazione di S. Michele (opera dell'artista Angelo) stl piazzale del Santuario di Loreto.
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lunedì 24 agosto 2015
Mi spingeva alle soglie dell'arroganza...
Malgrado la tua apparente fragilità, tu eri in possesso di una maturità interiore molto superiore alla mia. Io avevo la certezza delle cose pratiche e quella certezza, a volte, mi spingeva alle soglie dell'arroganza. Tu ti muovevi, invece, con leggerezza ma, in quella leggerezza, non c'era alcun segno di indecisione. Pur sembrando svagata, sapevi perfettamente dove andare. Per ascoltarti davvero avrei dovuto essere umile - un sentimento che allora non conoscevo. (dal romanzo "Per sempre" di Susanna Tamaro)
sabato 15 agosto 2015
Avessi aspettato, per nascere...
Avessi aspettato, per nascere,
che mi fosse stato concesso di esistere,
non sarei ancora sulla Terra,
come potrete comprendere
se osservate il comportamento
di coloro che, per mettersi un pò in mostra,
rifiuterebbero volentieri la mia esistenza.
(da Xenie miti V, vv. 1442-48 di Johann Wolfgang Goethe)
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venerdì 7 agosto 2015
Sognare per non smettere di vedere.
Qualunque
idea ci si faccia di se stessi, ci si figura sempre vedenti. Io credo che
l'essere umano sogni solo per non smettere di vedere. E potrebbe anche darsi
che la luce interiore fuoriesca un giorno da noi così da non averne bisogno
d'altra. (Johann Wolfgang Goethe, dal libro "Le affinità elettive")
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venerdì 31 luglio 2015
Alcuni amori durano a lungo...
Alcuni amori durano a lungo perchè riescono continuamente a rinascere. L'amore non è un oggetto statico come una lastra di marmo, ma un sistema ricco di energia ed è fatto di onde come il mare, come la luce. E' un continuo allontanarsi e riavvicinarsi, è un continuo cercarsi e trovarsi. (Francesco Alberoni, "La rivoluzione si fa in coppia")
Scrivendo una lettera chiunque manifesta le proprie sofferenze più sincere, le mancanze anche edipiche, i sogni. E' una summa di tutto ciò che si prova quando si ama: l'attesa, il desiderio, la volontà di espandersi o anche di prendere in senso sessuale. E' il vero biglietto di visita di noi mentre amiamo. Ed è per questo che per tutti, anche per me, le lettere d'amore sono sempre una grandissima fonte di ispirazione e di sogno. (da un intervista a Roberto Vecchioni di Paolo Giordano)
1.2. Ponte che attraversa il porto canale di Bellaria Igea Marina.
Scrivendo una lettera chiunque manifesta le proprie sofferenze più sincere, le mancanze anche edipiche, i sogni. E' una summa di tutto ciò che si prova quando si ama: l'attesa, il desiderio, la volontà di espandersi o anche di prendere in senso sessuale. E' il vero biglietto di visita di noi mentre amiamo. Ed è per questo che per tutti, anche per me, le lettere d'amore sono sempre una grandissima fonte di ispirazione e di sogno. (da un intervista a Roberto Vecchioni di Paolo Giordano)
1.2. Ponte che attraversa il porto canale di Bellaria Igea Marina.
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mercoledì 29 luglio 2015
La voce della coscienza.... di Cristo
In un mondo carico di odio, la gente sogna di poter vivere lottando, sì, ma in modo che gli uomini, pur rimanendo avversari fierissimi, non diventino nemici. E, all'ultimo momento, la passione politica sia vinta dal buon senso. E l'ultima parola, in ogni conflitto, sia quella della coscienza. (Per coscienza, Giovannino Guareschi intendeva, naturalmente, la voce di Cristo dell'altar maggiore, quella che egli stesso definiva "la voce della mia coscienza") - (Dai racconti della saga di Peppone e Don Camillo) - Articolo di Egidio Bandini.
Foto 1 Ponte di Tiberio sul porto canale di Rimini; Foto 2.3 Ponte di legno sul fiume Marecchia di Rimini.
Foto 1 Ponte di Tiberio sul porto canale di Rimini; Foto 2.3 Ponte di legno sul fiume Marecchia di Rimini.
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venerdì 10 luglio 2015
I matematici e gli acusmatici...
Foto scattata da Febix96 all'interno del lago di Castel Gandolfo l'8 luglio 2015.
Tutto cominciò con Pitagora nel VI secolo a.C. Un giorno l'illustre filosofo disse ai suoi discepoli: "Ragazzi, qua gli uomnini si dividono in due categorie: i matematici, che poi saremmo noi, e gli acusmatici, che sarebbero tutti gli altri. I primi posseggono la conoscenza (màthema in greco) e sono per questo sempre rispettati, gli altri invece non contano nulla: devono solo sentire e basta. Ciò premesso, è bene che voi da oggi non vi facciate più capire: ogni volta che siete in presenza di un estraneo, ovvero di un acusmatico, parlate per codici, usando parole incomprensibili, se non addirittura dei numeri. Solo così riuscirete a conservare il potere". I discepoli non se lo fecero dire due volte e s'inventarono "ipso facto" il primo linguaggio per addetti ai lavori. Si racconta infine che uno degli allievi, tale Ippaso, abbia tradito il maestro e si sia messo a divulgare i segreti della setta, per la cronaca numeri irrazionali. Ebbene, non fece molta strada: colpito dalle maledizioni di Pitagora, naufragò a poche miglia da Crotone, mentre cercava disperatamente di prendere il largo. Da quel giorno nel mondo accademico, i divulgatori furono sempre considerati dei traditori della categoria, degni del massimo disprezzo. (tratto dal libro "Il caffè sospeso" di Luciano De Crescenzo)
Tutto cominciò con Pitagora nel VI secolo a.C. Un giorno l'illustre filosofo disse ai suoi discepoli: "Ragazzi, qua gli uomnini si dividono in due categorie: i matematici, che poi saremmo noi, e gli acusmatici, che sarebbero tutti gli altri. I primi posseggono la conoscenza (màthema in greco) e sono per questo sempre rispettati, gli altri invece non contano nulla: devono solo sentire e basta. Ciò premesso, è bene che voi da oggi non vi facciate più capire: ogni volta che siete in presenza di un estraneo, ovvero di un acusmatico, parlate per codici, usando parole incomprensibili, se non addirittura dei numeri. Solo così riuscirete a conservare il potere". I discepoli non se lo fecero dire due volte e s'inventarono "ipso facto" il primo linguaggio per addetti ai lavori. Si racconta infine che uno degli allievi, tale Ippaso, abbia tradito il maestro e si sia messo a divulgare i segreti della setta, per la cronaca numeri irrazionali. Ebbene, non fece molta strada: colpito dalle maledizioni di Pitagora, naufragò a poche miglia da Crotone, mentre cercava disperatamente di prendere il largo. Da quel giorno nel mondo accademico, i divulgatori furono sempre considerati dei traditori della categoria, degni del massimo disprezzo. (tratto dal libro "Il caffè sospeso" di Luciano De Crescenzo)
sabato 4 luglio 2015
Non bisogna mai aver fretta di giudicare dalla prime apparenze
Opera di Carlos Baca Flor.
C'era una volta un contadino cinese al quale era scappato un cavallo. Tutti i vicini cercarono di consolarlo, ma il vecchio cinese, calmissimo, rispose: "E chi vi dice che sia una disgrazia?". Accadde infatti che, il giorno dopo, proprio il cavallo che era fuggito ritornasse spontaneamente alla fattoria, portandosi dietro altri cinque cavalli selvaggi. I vicini, allora, si precipitarono dal vecchio cinese per congratularsi con lui, ma questi li fermò dicendo: "E chi vi dice che sia una fortuna?" Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cavalcando uno di questi cavalli selvaggi, cadde e si ruppe una gamba. Nuove frasi di cordoglio dei vicini e solito commento del vecchio cinese: "E chi vi dice che sia una disgrazia?" Manco a farlo apposta, scoppiò una guerra e l'unico a salvarsi fu proprio il figlio del contadino che, essendosi rotto una gamba, non era potuto partire per il fronte. Questa parabola non ha fine, e potremmo applicarla a molti avvenimenti della vita, pubblica e privata. Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive assolutamente inaspettate, basta attendere un pò e lasciare che le cose abbiano il loro corso. Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalla prime apparenze. (dal libro di Luciano De Crescenzo "Il caffè sospeso")
C'era una volta un contadino cinese al quale era scappato un cavallo. Tutti i vicini cercarono di consolarlo, ma il vecchio cinese, calmissimo, rispose: "E chi vi dice che sia una disgrazia?". Accadde infatti che, il giorno dopo, proprio il cavallo che era fuggito ritornasse spontaneamente alla fattoria, portandosi dietro altri cinque cavalli selvaggi. I vicini, allora, si precipitarono dal vecchio cinese per congratularsi con lui, ma questi li fermò dicendo: "E chi vi dice che sia una fortuna?" Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cavalcando uno di questi cavalli selvaggi, cadde e si ruppe una gamba. Nuove frasi di cordoglio dei vicini e solito commento del vecchio cinese: "E chi vi dice che sia una disgrazia?" Manco a farlo apposta, scoppiò una guerra e l'unico a salvarsi fu proprio il figlio del contadino che, essendosi rotto una gamba, non era potuto partire per il fronte. Questa parabola non ha fine, e potremmo applicarla a molti avvenimenti della vita, pubblica e privata. Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive assolutamente inaspettate, basta attendere un pò e lasciare che le cose abbiano il loro corso. Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalla prime apparenze. (dal libro di Luciano De Crescenzo "Il caffè sospeso")
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martedì 30 giugno 2015
Quella solita noia ansiosa che mi prende...
Opera di Pierre-Narcisse Guerin.
Rimasi seduto in attesa per una decina di minuti, con quella solita noia ansiosa che mi prende quando sta per succedere qualcosa di eccitante. Mi ricordai di tutte le volte che da ragazzo mi ero sentito troppo poco elegante o troppo rosso a causa dell'acne in posti molto meno fastosi di quello. Stavolta mi sentivo quasi del tutto sicuro di me. Non avevo i calzini bucati. Portavo una camicia nuovissima con i bottoni sul colletto non liso e di un blu non sbiadito. Le scarpe erano fatte a mano in Inghilterra. Le unghie pulite e uniformi, le orecchie prive di cerume, la faccia finalmente di un unico colore, un bianco pallido normannocon qualche minima cicatrice di acne che ci stava anche bene. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico")
Rimasi seduto in attesa per una decina di minuti, con quella solita noia ansiosa che mi prende quando sta per succedere qualcosa di eccitante. Mi ricordai di tutte le volte che da ragazzo mi ero sentito troppo poco elegante o troppo rosso a causa dell'acne in posti molto meno fastosi di quello. Stavolta mi sentivo quasi del tutto sicuro di me. Non avevo i calzini bucati. Portavo una camicia nuovissima con i bottoni sul colletto non liso e di un blu non sbiadito. Le scarpe erano fatte a mano in Inghilterra. Le unghie pulite e uniformi, le orecchie prive di cerume, la faccia finalmente di un unico colore, un bianco pallido normannocon qualche minima cicatrice di acne che ci stava anche bene. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico")
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domenica 28 giugno 2015
Vodka tonic perr abbordare gli uomini...
Teneva tre grandi piante su una cantoniera accanto alla finestra che dava sulla facciata del palazzo e non dimenticava mai di annaffiarle. Una volta a settimana faceva venire una donna delle pulizie per mezza giornata. Una volta lei gli disse che per essere un uomo era piuttosto ordinato. Dato che scriveva di affari e finanza gli amici davano per scontato che tenesse anche un portafoglio di investimenti, ma in realtà non avere un compagno nè dei figli gli dava scarsa motivazione ad accumulare ricchezze. Ogni mese versava una somma in un fondo previdenziale, sebbene pensare alla pensione a nemmeno quaran'anni lo deprimesse. Per vivere negli agi a New York aveva bisogno di quasi tutto il suo stipendio. Mangiava fuori cinque sere a settimana e spendeva una piccola fortuna in vodka tonic nei bar dove andava perr abbordare gli uomini. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico)
1.2. Opere di Gianni Bellini.
1.2. Opere di Gianni Bellini.
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lunedì 22 giugno 2015
La pelle rischiarata dalla luce lunare...
La luna era ricomparsa sulla sinistra e si vedeva benissimo l'isola sacra davanti e nient'altro, nessun'altra luce. Anna si sfilò la maglietta. Lui vide il seno rotondo, scuro, e la pelle rischiarata dalla luce lunare e i riflessi argentei sul fianco. Non si mosse. La guardò mentre con due dita tirava il legaccio dei pantaloni di tele che le scendevano giù sulle gambe brune, vide il seno tremare e il bacino di pelle solo leggermente più chiara, senza nessun segno del costume, sull'incavo nudo e una peluria appena accennata tra il filo delle anche ampie che si perdeva nel buio. Rimase ancora un attimo a guardarla come se la sua pelle fosse così calda da poter emettere da un momento all'altro una nuvola di vapore. Lei lo guardò piegando un pò la testa da una parte. Velocemente Lorenzo si tolse la maglietta e i calzoni, li lasciò lì da una parte e, nudo, si avvicinò a lei e la sfiorò tremante. "Ciao" disse in un soffio Anna. Lui passò le labbra vicinissime al suo collo senza baciarla, solo in un movimento morbido, intanto con una mano le carezzò il fianco, salì verso il seno sfiorandola, e si sentì così forte che si avvicinò ancora. Poi all'improvviso la prese per mano e la portò verso riva. Si tuffò in acqua e nuotò sotto per qualche metro, nel mare nero, poi riapparve e la aspettò. (brano tratto dal romanzo di Matteo Nucci "Sono comuni le cose degli amici" candidato al premio Strega 2010)
2) Opera di John Roddam Spencer Stanhope (1829-1908), Love and the Maiden.
2) Opera di John Roddam Spencer Stanhope (1829-1908), Love and the Maiden.
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sabato 20 giugno 2015
Ho superato un'orribile cura...
Opera di Mel Odom.
"Ho scontato sei mesi nell'isola di Raicher per aggressione, rapina, e resistenza all'arresto. Ho superato un'orribile cura e sono rimasto pulito per tutta la detenzione, anche se trovare della buona roba qui è molto più facile che per le strade... Però è stata dura. Quando rileggo questi diari, mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo, ammesso che mi importi. Comunque è finita con quei maiali galeotti che cercavano di stuprarmi nelle docce. È finita con gli schifosi carcerieri che mi cavavano il sangue delle caviglie per rivenderlo. Ora la mia mente è occupata da gentili pensieri. Pensavo che tutti hanno un padrino e una madrina. Mi chiedevo chi potevano essere il mio padrino e la mia madrina. Mia madre non veniva a trovarmi qui... dovevo aspettare di tornare a casa per chiederlo a lei!" (tratto dal film "The Basketball Diaries"-"Ritorno dal Nulla" con Leonardo DiCaprio "Jim Carroll")
"Ho scontato sei mesi nell'isola di Raicher per aggressione, rapina, e resistenza all'arresto. Ho superato un'orribile cura e sono rimasto pulito per tutta la detenzione, anche se trovare della buona roba qui è molto più facile che per le strade... Però è stata dura. Quando rileggo questi diari, mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo, ammesso che mi importi. Comunque è finita con quei maiali galeotti che cercavano di stuprarmi nelle docce. È finita con gli schifosi carcerieri che mi cavavano il sangue delle caviglie per rivenderlo. Ora la mia mente è occupata da gentili pensieri. Pensavo che tutti hanno un padrino e una madrina. Mi chiedevo chi potevano essere il mio padrino e la mia madrina. Mia madre non veniva a trovarmi qui... dovevo aspettare di tornare a casa per chiederlo a lei!" (tratto dal film "The Basketball Diaries"-"Ritorno dal Nulla" con Leonardo DiCaprio "Jim Carroll")
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